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San Massimiliano Kolbe e i giovani:
il coraggio di credere nei propri sogni.
Visita ai luoghi kolbiani di Roma.


GIOVANNA CREA *

Ci sono luoghi che rappresentano veri e propri punti di svolta nella vita delle persone: segnano un cambio di direzione nel loro cammino, dagli esiti spesso imprevedibili, che finisce per influenzare anche quello di coloro che incontreranno o che, a distanza di tempo, conosceranno quel luogo e la sua storia. Uno di questi è il Convento dei Frati Minori Conventuali situato nel centro storico di Roma, tra il Campidoglio ed il Palatino, nell'area dell'antico Foro Boario, dove San Massimiliano Maria Kolbe visse tra il 1912 e il 1919. Erano gli anni in cui studiava filosofia all'Università Gregoriana e teologia al Collegio Serafico, ma nello stesso tempo approfondiva anche la fisica e la matematica, arrivando a progettare nuovi tipi di aerei, razzi, apparecchi radio e altri macchinari scientifici. I professori lo ricordano come un giovane dotato e curioso, che poneva loro numerose domande e rispettava con grande scrupolo le regole dell'Ordine e del Collegio, convinto che l'obbedienza fosse un presupposto fondamentale per comprendere e compiere la volontà di Dio nella propria vita.

Il cuore del convento è la cella in cui, la sera del 16 ottobre 1917, padre Kolbe e alcuni suoi confratelli sottoscrivono il programma della Milizia dell'Immacolata, un movimento che aveva lo scopo di convertire i peccatori e condurre tutti gli uomini sulla strada della santità attraverso la mediazione della Beata Vergine Maria.

Tra i visitatori del Convento di S. Massimiliano si annoverano anche molti giovani studenti, in particolare preadolescenti, i quali restano affascinati dalla storia di questo santo, di cui ammirano l'ingegno, l'intraprendenza, la caparbietà, l'instancabilità, ma soprattutto la carità eroica, che contrasta nettamente con i valori dominanti nella società odierna, veicolati dai mass media: l'individualismo, il successo, la ricchezza, il divertimento. Che possa esistere, oggi, qualcuno disposto a spendere la propria vita per gli altri fino al sacrificio estremo di sé è per loro assolutamente inimmaginabile.

Ogni anno accompagno nella visita dei luoghi kolbiani di Roma gli studenti che frequentano la terza media nella scuola in cui insegno. Inserisco questa iniziativa nella cornice più ampia di un'unità didattica dedicata alla Giornata della Memoria (27 Gennaio), occasione in cui si ricordano le vittime della Shoah, ma anche tutti coloro che a rischio della propria vita si adoperarono per salvare gli ebrei perseguitati. Ai «Giusti tra le nazioni», come li definisce l'Ente Nazionale per la Memoria della Shoah «Yad Vashem» di Gerusalemme, dedico particolare attenzione, presentando ai ragazzi ogni anno diverse figure sia italiane sia straniere. Ritengo che ciò sia non solo doveroso, ma quanto mai necessario, considerando il fatto che i giovani di oggi non hanno modelli positivi a cui fare riferimento e finiscono per avere un'idea della vita fortemente negativa, intrisa di pessimismo e rassegnazione. Quando, invece, si raccontano loro le storie (ancora spesso sconosciute ai più) di uomini e donne comuni, che nel loro piccolo, nel nascondimento e senza chiedere nulla in cambio, hanno speso la propria vita per gli altri, si vedono i loro volti illuminarsi, commuoversi, aprirsi alla speranza. In queste occasioni i ragazzi non si distraggono, ascoltano attentamente, pongono domande, si animano, come se tutto ciò risvegliasse in loro qualcosa di sopito: un ardore, uno slancio, un desiderio di lottare per ciò che è buono e giusto, che è tipico della giovinezza e che il mondo adulto tende a reprimere.

Tra i Giusti ricordo sempre San Massimiliano, racconto la sua vita, mostro delle fotografie che lo ritraggono, e in calce ad esse riporto alcune sue frasi, come spunti per riflettere su di sé, pensare alla propria vita e chiedersi in quale direzione stia andando, come se il giovane Massimiliano parlasse ai ragazzi di oggi e chiedesse loro come vivono il loro rapporto con Dio, con se stessi e con gli altri. Dopodiché usciamo per incontrarlo laddove è vissuto: andiamo ad incontrare - dico loro - un amico speciale. Quando leggo i temi in cui i ragazzi raccontano, poi, la visita effettuata al Convento San Massimiliano, resto sempre molto colpita dalle descrizioni ricche di particolari, dalla profondità e dalla verità dei pensieri e dei sentimenti espressi, che dimostrano come l'esperienza li abbia scossi nell'intimo. Già appena varcano il cancello di ingresso del convento hanno la sensazione di aver effettuato un salto nel tempo, tanto restano colpiti dal silenzio e dalla semplicità del luogo, di contro al rumore e all'eccesso che invece caratterizzano il nostro stile di vita quotidiano, frenetico, alienante, consumistico. Quel silenzio, la sobria bellezza del giardino antistante, il piacevole incontro con i frati e le Missionarie dell'Immacolata che fanno loro da guida nella visita, infondono nell'animo dei ragazzi serenità, pace, fiducia; comprendono, come forse raramente accade loro, di essere attesi, accolti, amati, non giudicati, e ciò li rassicura: possono essere se stessi, possono essere veri. Queste le loro parole: "Appena ho varcato quel cancello mi sono sentita protetta: ero sicura che lì dentro non poteva accadermi nulla di male" (Martina). "La nostra guida è stata molto simpatica e ci ha fatti sentire a casa nostra" (Ermonela). L'ingresso nella cella di Massimiliano è l'occasione per entrare nel suo sogno, per riviverlo, per vestire i suoi abiti (in un angolo è esposto il suo saio), immaginarlo chino sullo scrittoio mentre stila il programma della Milizia e attende trepidante il sì dei suoi confratelli. Su una parete sono ritratti i loro volti: volti di giovani pieni di speranza e fiducia nel futuro, sguardi che si spingono lontano nel tempo e nello spazio e ancora oggi sembrano interrogare i visitatori con queste parole: "E tu, che cosa sogni?". A questo punto, infatti, la guida invita i ragazzi a scrivere su un foglio i loro sogni ed essi spesso si stupiscono che qualcuno si interessi ai loro desideri, che dia loro importanza e valore. I fogli vengono poi raccolti, riposti in una cassettina e affidati all'Immacolata, la cui statua, di piccole dimensioni, posta sullo scrittoio, ricorda la Sua presenza costante, premurosa, materna e dispensatrice di grazie nella vita di ogni uomo. Così ricordano i ragazzi quel momento:

"E' straordinario! Sono entrata nel luogo in cui Massimiliano con i suoi confratelli ha cambiato la vita di tante persone, ma soprattutto ha fatto credere nella Vergine Maria e in suo Figlio Gesù tantissime persone che avevano perso la fede o non l'avevano. E' stato emozionante vedere i loro volti e l'atto di fondazione della Milizia con le loro firme. Capire che in quella piccola stanza lui abbia potuto fare tutto quello che noi neanche immaginiamo, per me è stato come toccare il cielo con un dito!" (Ermonela). "Mi piacque molto l'atmosfera di quella stanza: c'era calma e silenzio. La nostra guida ci chiese di scrivere su un foglio il nostro sogno. Mentre parlava notai quanto impegno metteva per spiegarci cosa intendesse per 'sogno' e lo apprezzai, perché capii che ci teneva molto" (Giulia).

Signore benedica i vostri sogni.

* L'autrice insegna nella scuola ed è Volontaria dell'Immacolata Padre Kolbe.