A San Miniato di Pisa
la M.I. italiana a scuola di "formazione semplice"
25-28 aprile 2002 |
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Anche per il 2002 il Centro Nazionale della Milizia dell'Immacolata ha realizzato il suo incontro formativo annuale. La splendida e accogliente sede del meeting è stata il Convento di S. Francesco a San Miniato in provincia di Pisa. La "Scuola semplice di formazione e animazione" è un'esperienza avviata dal Centro Regionale Toscano per promuovere a livello nazionale una maggiore competenza dei responsabili e degli animatori dei gruppi. La
scuola - che quest'anno ha visto la presenza di guida stimolante di Padre
Eugenio Galignano e di Laura Ceccatelli e Padre Roberto Bernini quali
organizzatori, oltre che della Presidente Nazionale Maria Stella Benedetti
- si caratterizza per l'accessibilità del linguaggio, per una proposta di
apprendimento non scolastica ma esperienziale e per l'approccio
eminentemente biblico alla figura e alla persona dell'Immacolata, modello
di fede e di santità. La seconda parte del lavoro è consistita in una lettura attenta e guidata di alcuni passi della Bibbia (in particolare l'Annunciazione e la Visitazione), alternato con momenti di riflessione e di preghiera. I lavori per gli animatori di gruppo, guidati da padre Roberto Brandinelli si sono articolati in quattro parti. Al primo punto l'individuazione dei conflitti, degli oggetti e delle cause degli stessi all'interno dei gruppi; il secondo punto ha riguardato il come affrontare i conflitti rilevati, razionalizzando tra quelli di facile soluzione e quelli più complessi; il terzo momento ha riguardato il modo di comunicare in un gruppo al fine di risolvere eventuali contrasti; nel quarto momento si è evidenziata la figura di animatore del gruppo quale chiarificatore dei confini del conflitto e guida del gruppo con la propria sensibilità e autorità alla luce del Santo Vangelo. Al
termine dei lavori è stato proiettato il film "Il sapore della
vittoria" che ha proposto alcuni temi evidenziati nel corso dei
lavori. Durante l'alternarsi dei testimoni appare anche lo stesso P. Kolbe - interpretato da Alessandro Rapezzi, a lui fisionomicamente molto vicino - che con le sue parole offre illuminazione immediata e prestigio espressivo alla testimonianza stessa. A fare da cornice storica al dramma della Polonia e della Seconda Guerra Mondiale la presenza inquietante e stimolante dei componenti del coro vestiti di nero e con una maschera sul volto. Il messaggio affidato al pubblico è che la morte non è l'ultima parola. Padre Kolbe ci insegna che attraverso l'Amore, anche nella situazione più disperata, il cristiano sperimenta la Resurrezione. L'invito che viene dalla rappresentazione è dunque quello di riflettere e possibilmente approfondire la conoscenza di questo santo del nostro tempo che ha realizzato a pieno il messaggio mariano del dono completo di sé non solo verso la missione ma anche verso i fratelli. Nessuno può restare insensibile di fronte alla vera "imitazione di Cristo" messa in atto da Padre Kolbe, che replica sulla sua persona il dramma del Golgota.
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Carlo Spagnoli |
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