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L'Arcivescovo Angelo Amato rievoca il fondatore della Milizia dell'Immacolata

L'Immacolata Criterio di formazione

1. La fondazione della Milizia dell'Immacolata

 Oggi, 17 ottobre 2003, memoria liturgica del martire Ignazio di Antiochia, la preghiera della Chiesa ci fa meditare il celebre passo della sua Lettera ai Romani, in cui il santo Vescovo scongiura i fedeli di lasciarlo testimoniare Cristo fino al martirio:

«Lasciate che io sia pasto delle belve, per mezzo delle quali mi sia dato di raggiungere Dio. Sono frumento di Dio, e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di Cristo»[1].

Imitando il sacrificio di Cristo e l'esempio dei martiri cristiani, la cui scia luminosa segna di santità il cammino della Chiesa nella storia, anche San Massimiliano Kolbe si consegnò in pasto a belve dal volto umano in un sublime gesto di carità fraterna e fu così macinato dai denti di queste fiere feroci, per divenire ostia eucaristica di Nostro Signore Gesù Cristo.

Mi invade un sentimento di commozione e di stupore nel trovarmi oggi in questo luogo santificato dalla presenza di questo eccezionale martire del nostro tempo. In questo edificio, infatti, allora Collegio Serafico Internazionale e Facoltà Teologica San Bonaventura, il giovane Massimiliano Kolbe rimase dal 1912 al 1919, compiendo con entusiasmo e partecipazione tutto il suo iter formativo. E qui, con precoce maturità apostolica, a pochi mesi dalla sua ordinazione, il 16 ottobre 1917, fondava con altri sei giovani e santi confratelli la Milizia dell'Immacolata.

Si trattò di un evento straordinario, che ha dato inizio alla formazione di un esercito non di guerra, ma di pace, non di occupazione territoriale, ma di conquista libera e spirituale dei cuori a Gesù, sotto la guida e l'aiuto efficace di Maria Immacolata.

 

2. L'Immacolata, criterio formativo della Milizia

È l'Immacolata il criterio formativo della Milizia. È nell'Immacolata che San Massimiliano Kolbe vede la maestra della santità cristiana e la guida di ogni apostolato di annuncio del vangelo, di conversione delle anime, di missione alle genti, di testimonianza martiriale.

Lo diceva, il 17 ottobre 1977, l’allora Cardinale Karoł Wojtyła, rievocando proprio in questa cappella il carisma mariano del nostro Santo:

«È proprio qui che il Padre Kolbe ha scoperto il mistero dell’Immacolata e lo ha scoperto non solo come la più grande bellezza dell’universo creato, ma soprattutto come una forza, una energia che egli voleva comunicare agli altri»[2].

Il fine della Milizia dell’Immacolata è quello di collaborare non solo alla santificazione di tutti e di ciascuno, ma anche alla 

«conversione di tutti, perché “mediante l’intercessione della Vergine Maria, Regina degli Apostoli, le genti siano quanto prima condotte alla conoscenza della verità (AG n. 42), all’osservanza della legge di Dio e all’unione con la Chiesa, “affinché con l’aiuto della Madre di Dio diventino una cosa sola” (OE n. 30; MC n. 33)»[3].

Anche se oggi il termine "conversione" sembra essere poco presente nel nostro vocabolario teologico, pastorale e formativo, in realtà è questo il primo annuncio di Gesù: «Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15).

E fu la meditazione della straordinaria e improvvisa conversione a Cristo da parte dell'ebreo Alfonso Ratisbonne la scintilla che fece divampare lo zelo apostolico del giovane Kolbe, il quale ideò la Milizia dell'Immacolata proprio per la conversione dei lontani, soprattutto dei nemici di Gesù e del suo Vangelo.

Egli vedeva nell'Immacolata il principio mariano fondamentale per avvicinarci a Gesù, per vivere in Lui, per operare il bene da lui voluto.

L'Immacolata indica la santità fontale della Beata Vergine, per dono di Dio immune da ogni macchia di peccato. È infatti la santità della vita la sorgente di ogni fecondo apostolato.

Ecco come, in una lettera da Nagasaki del 28 febbraio del 1933, Kolbe spiega ai chierici del suo Ordine il significato di questo titolo mariano, che non è qualcosa di accidentale o marginale nel mistero di Maria:

«L’Immacolata a Lourdes, nella sua apparizione, non dice “Io sono stata concepita immacolatamente”, ma “Io sono l’Immacolata Concezione”. Con ciò Ella determina non solo il fatto dell’Immacolata Concezione, ma anche il modo con il quale questo privilegio Le appartiene. Perciò, non è qualcosa di accidentale, ma fa parte della Sua stessa natura. Ella stessa è la Concezione Immacolata. Di conseguenza, Ella è tale anche in noi e ci trasforma in Se stessa come immacolati»[4].

L’Immacolata è l’ideale che il Kolbe assume per la sua esistenza consacrata e che presenta ai membri della Milizia:

«L’Immacolata: ecco il nostro ideale. Avvicinarci a Lei, renderci simili a Lei, permettere che Ella prenda possesso del nostro cuore e di tutto il nostro essere, che Ella viva e operi in noi e per mezzo nostro, che Ella stessa ami Dio con il nostro cuore, che noi apparteniamo a Lei senza alcuna restrizione: ecco il nostro ideale»[5].

 

3. In armonia con la tradizione francescana

In questa concentrazione teologica e pastorale sull'Immacolata il Kolbe segue la gloriosa tradizione francescana, che soprattutto a partire da Duns Scoto considera Gesù Cristo il perfettissimo redentore di sua Madre, in quanto la preservò dal peccato originale.[6] Dopo la proclamazione del dogma del 1854 questo argomento non fu più considerato come una «opinio minorum».[7]

La proclamazione del dogma diede nuovo impulso sia alla teologia sia alla devozione mariana nei vari rami della famiglia francescana, per opera, ad esempio, di Ludovico Colini da Castelplanio, del cappuccino polacco Onorato Kozminski, della mistica spagnola Madre Angeles Sorazu, del Ministro Generale Leonardo Maria Bello, del missionario siciliano Gabriele Maria Allegra, del francescano croato Carlo Balic ma soprattutto di San Massimiliano Kolbe, il quale concentra nella devozione all'Immacolata l'essenza della vita cristiana. Lo specifico, infatti, della Milizia dell'Immacolata consiste proprio nel promuovere il mistero dell'Immacolata Concezione, ossia nel

«seminare questa verità nei cuori di tutti gli uomini [...] e curarne l'incremento e i frutti di santificazione».[8]

Tra i frutti di santificazione particolarmente attuali oggi di questa devozione all'Immacolata, io ne vorrei indicare due: la recita del santo Rosario, in quanto ci troviamo ancora nell'anno che il Santo Padre ha dedicato al Rosario,[9] e la devozione eucaristica, dal momento che il Santo Padre ha donato alla Chiesa la sua profonda meditazione sulla Chiesa, che vive di Eucaristia.[10]

 

4. Il santo Rosario

Per il Kolbe il santo Rosario, raccomandato dall'Immacolata a Lourdes, è la spada del milite dell'Immacolata:

«Una preghiera semplice e sublime insieme che l'Immacolata stessa, apparendo a Lourdes ha indicato, è il santo rosario. Esso divenga la spada di ogni milite dell'Immacolata, così come la medaglietta è la pallottola che abbatte il male»[11].

Al Rosario egli dedica lunghe considerazioni, anche di indole interreligiosa. Nel 1933 in un articolo in giapponese egli nota:

«In ogni casa, anche la più povera, è possibile trovare una corona del rosario [...]. Nei momenti di gioia o di tristezza, allorché i fedeli si rivolgono a Dio per pregarlo, recitano il rosario e sono molto legati ad esso. Il rosario è simile allo "juzu" dei buddisti, ma la sostanza di esso è del tutto diversa»[12].

Per il Kolbe il rosario è la preghiera dei semplici e delle persone colte, dei fedeli come pure degli infedeli. Questi ultimi, riflettendo sui misteri del Rosario, «possono impetrare per se stessi la grazia della verità perfetta e della fede».[13]

Anche in un altro suo scritto egli insiste sull'importanza missionaria del Rosario, quando si chiede:

«Ma un pagano può recitare il rosario? E perché no? Anzi, in tal caso egli approfondisce più agevolmente le verità della nostra fede e, pregando, ottiene con maggior facilità la grazia di conoscere la verità nei problemi religiosi e la forza di accettare questa religione, che riconoscerà come vera, senza badare alle difficoltà e ai giudizi degli altri che ancora non conoscono i problemi della fede».[14]

 

5. L'Eucaristia

Questa devozione all'Immacolata, mediante il santo Rosario, non è altro che la via mariana a Gesù eucaristia. A un Confratello che aveva difficoltà a trovare la relazione tra l'Eucaristia e Maria, il Kolbe risponde che «non solo è "difficile" ma è impossibile avvicinarsi a Gesù senza Maria»[15].

L'Eucaristia è la forza dell'anime, il primo nutrimento della giornata e soprattutto il modo migliore per celebrare la festa dell'Immacolata:

«Come ci dobbiamo preparare ad essa? Come fare per trascorrerla nel modo migliore? Innanzitutto laveremo la nostra anima nel sacramento della penitenza, per togliere le macchie del peccato: così facendo essa diventerà, almeno un poco, simile all'Immacolata.
Inoltre, supplicheremo l'Immacolata affinché prepari il nostro cuore ad accogliere in modo degno il Suo Divin Figlio Gesù, presente nel santissimo sacramento dell'altare: accostiamoci alla santa comunione in questo giorno dell'Immacolata Concezione, dedicato a Lei.
Dopo la santa comunione pregheremo nuovamente l'Immacolata affinché voglia Lei stessa accogliere Gesù nella nostra anima e renderlo così felice come nessuno mai è riuscito a fare finora. La pregheremo affinché Ella voglia offrire a Gesù la giusta riparazione sia per le nostre passate infedeltà sia per i numerosi torti che Egli subisce ogni giorno nel mondo intero da parte dei peccatori»[16].

La recita del Rosario e la devozione eucaristica sono due indicazioni di spiritualità forte anche per il fedele del terzo millennio. Si tratta di due colonne, Maria e l'Eucaristia, alle quali si ancora la nave della Chiesa, guidata dal Papa, per superare ogni tempesta, anche la più devastante delle persecuzioni. È quanto si realizza nell'esistenza di San Massimiliano Kolbe, che tradusse queste sue convinzioni di fede in testimonianza martiriale. Il Santo pertanto non è solo un maestro ma un testimone. E la sua Milizia non è un reperto del passato ma una modernissima forma di vivere il cristianesimo oggi.

A conclusione, faccio mio l'augurio che il Santo Padre Giovanni Paolo II fece il 18 marzo 1979, nella Cappella dedicata al Santo nella chiesa parrocchiale di San Gregorio al quartiere Magliana  di Roma:

«Possano l’esempio e l’aiuto del Beato Massimiliano condurre anche noi al vero e disinteressato amore cristiano verso tutti i fratelli in un mondo in cui l’odio e la vendetta non cessano di straziare l’umana convivenza. Invocando su di voi la sua protezione e il sorriso della Vergine Immacolata, vi benedico tutti, e con voi anche i vostri familiari, congiunti e amici»[17]

Amen.

X  Angelo Amato, SDB


[1]. Ignazio di Antiochia, Lettera ai Romani, 4,1-2.

[2]. Karoł Wojtyła/Giovanni Paolo II, Massimiliano Kolbe patrono del nostro difficile secolo, Libreria Editrice Vaticano, 1982, p.74.

[3]. Statuti generali della Milizia dell'Immacolata, art. 4,1.

[4]. SK n. 486, p. 992.

[5]. SK n.1210, p. 2117.

[6]. Cf. Scoto, Lectura III, d. 3, q. 1.

[7]. Cf. S. M. Cecchin, Maria Signora Santa e Immacolata nel pensiero francescano, Pontificia Academia Mariana Internationalis, Città del Vaticano 2001, p. 337.

[8]. SK n. 486, p. 990..

[9]. Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Apost. Rosarium Virginis Mariae, 16 ottobre 2002.

[10]. Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Encicl. Ecclesia de Eucharistia, 17 aprile 2003.

[11]. Cf. SK n. 1088, p. 1910.

[12]. SK n. 1171, p. 2033.

[13]. Ib.

[14]. SK n. 1267, p. 2245.

[15]. SK n. 643, p. 1175.

[16].  SK n.1234, p. 2171.

[17]. Karoł Wojtyła/Giovanni Paolo II, Massimiliano Kolbe patrono del nostro difficile secolo, cit., p. 92.

 

 

 

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