kolbe25° DI 
CANONIZZAZIONE
  

Difensore della dignità dell'uomo

Celebrato a Niepokalanów il 25° di canonizzazione
di san Massimiliano M. Kolbe
(19-21 ottobre 2007)

     Niepokalanów 19 ottobre 2007. L'inverno ha anticipato il suo rigore in Polonia. Cielo plumbeo, vento freddo, pioggia insistente e finanche neve a Cracovia: clima agli antipodi rispetto a quella calda e luminosa "ottobrata" romana del 1982. Era il 10 ottobre di allora quando il venerato Giovanni Paolo II, dinanzi ad una folla di oltre duecento cinquanta mila persone dai diversi continenti, assiepata e protetta nell'abbraccio del Bernini in Piazza San Pietro a Roma, tra striscioni bandiere e lacrime applaudiva in giubilo al sigillo solenne: "A onore della Santissima Trinità, per l'esaltazione della fede cattolica, per l'incremento della vita cristiana, con l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dopo aver lungamente riflettuto e invocato l'aiuto di molti nostri fratelli nell'Episcopato, dichiariamo e definiamo santo il beato Massimiliano Maria Kolbe, lo iscriviamo nell'Albo dei Santi e stabiliamo che in tutta la Chiesa egli sia devotamente onorato tra i Santi Martiri. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".

 

Da quel giorno ad oggi, 25 anni compiuti

     Un giubileo che ha avuto risonanze in Italia come in Giappone, negli Stati Uniti d'America come in Africa, in Brasile come in Corea, in Croazia, in India, in Messico. Anche perché, alla data anniversaria della canonizzazione del Martire univa in felice coincidenza il 90° di fondazione della sua creatura, la Milizia dell'Immacolata che esattamente dieci anni fa, il 16 ottobre 1997, dall'autorità della Sede Apostolica è stata riconosciuta Associazione di fedeli pubblica internazionale. Differenti le modalità ma identico ovunque lo spirito della rievocazione: gratitudine a Dio per il dono di un uomo che, nel breve tracciato di soli 47 anni di vita, ha lasciato una scia luminosa come testimone e interprete del carisma francescano, apostolo e cultore dell'Immacolata, servo dell'amore evangelico. Una vita segnata dal massimalismo dell'eroe, che passa però coerentemente attraverso il rigore ascetico nel quotidiano processo di formazione interiore. "Studia il Crocifisso", - annoterà nel suo diario - "renditi simile a lui" (SK 966). Per non cedere alla superficialità e all'improvvisazione dirà a se stesso: "Abbi il senso del dovere. Compi bene il tuo dovere" (SK 969). E con sapienza pedagogica s'impegnerà: "Fa le cose comuni in modo non comune" (SK 987E). Una quotidianità, la sua, abitata dalla presenza di Dio: "Fa' sempre attenzione alla voce divina" (SK 964).
     Quel giorno la voce divina risuonò ad Auschwitz nel grido di dolore di un padre di famiglia condannato a morte senza colpa. Massimiliano, il cavaliere dell'Immacolata, pur estenuato da fatica e percosse, è in stato di allerta: "Sono un sacerdote cattolico. Chiedo di morire al posto di quel papà. Ha moglie e figli lui". Dare la vita per uno sconosciuto è vangelo compiuto. Nel campo dell'odio vince l'amore. Vi si era allenato con gesti di perdono lui che un anno prima di essere internato ad Oswiecim, durante l'occupazione nazista aveva scritto all'Ufficiale Distrettuale Tedesco di Sochaczew: "io non provo odio per nessuno su questa terra. La sostanza del mio ideale si trova nelle stampe accluse. Ciò che emerge da esse è mio: per questo ideale io desidero sempre lavorare, soffrire e magari offrire in sacrificio anche la vita" (SK 884).
     Il gesto di Padre Kolbe riscatta l'ignominia di Auschwitz. Le sue ceneri sono seme di riconciliazione. Tra due nazioni e tra due popoli anzitutto: Germania e Polonia. Questo l'intento specifico e il tema di riflessione che nei giorni 19-21 ottobre ha riunito oltre cinquecento persone a Niepokalanów, a una quarantina di km da Varsavia, alla presenza di esponenti di istituzioni pubbliche quali le due Conferenze Episcopali di Germania e Polonia, il Patronato Nazionale della Televisione Polacca, la Konrad Adenauer Stiftung, l'Associazione Maximilian-Kolbe-Werk di Freiburg/Br., l'Associazione Ex-prigionieri dei campi di Auschwitz-Birkenau. Assai folta la presenza dei Francescani Conventuali delle tre Province di Cracovia, Varsavia, Danzica, delle circoscrizioni giuridiche dei Frati Minori e dei Frati Minori Cappuccini, cui seguiva la rappresentanza del Clero diocesano, di molti istituti religiosi maschili e femminili, degli istituti d'ispirazione kolbiana "Suore Francescane della Milizia dell'Immacolata", "Sorelle Minori di Maria Immacolata", "Missionarie dell'Immacolata - Padre Kolbe". Infine tanti membri della Milizia dell'Immacolata che in Polonia conta il più elevato numero di iscritti. Gremiti i due saloni, il secondo dei quali munito di ampio trasmettitore video-audio. Traduzione simultanea in cuffia per tedesco, polacco, italiano.
     Al benvenuto di avvio offerto dal Ministro Provinciale di Varsavia, P. Grzegorz Bartosik, segue il breve intervento del Ministro Generale dei Frati Minori Conventuali, P. Marco Tasca. Due i passaggi salienti: l'Ordine francescano ha in Padre Kolbe un dono, ha soprattutto una sfida. Non coglierne il guanto significherebbe non avere apprezzato il dono. A rievocare il giorno della canonizzazione e tratteggiarne il significato in rapporto all'atmosfera sociale della Polonia di allora è S. E. Mons. Andrzej Dziuba, vescovo di Lowicz, in sostituzione del Cardinale Primate Józef Glemp, impedito a parlare da problemi di salute. "Soffiavano venti di guerra sullo sfondo di quel 10 ottobre 1982", esordisce Mons. Dziuba. "Torniamo indietro solo di qualche mese", vivacizza. "Il 13 dicembre 1981 il Generale Jaruzelski ha appena firmato la dichiarazione dello stato di guerra in Polonia. La notizia vola subito in Vaticano. Il Papa polacco Giovanni Paolo II si appella a Jaruzelski perché venga risparmiato un nuovo insano flagello all'umanità". Intanto, alla canonizzazione presieduta dal Santo Padre in Vaticano non può prendere parte il Cardinale Glemp, Primate della Polonia: divieto perentorio da parte delle autorità governative. Ed egli che fa? Si reca a Niepokalanów e celebra qui la s. messa di ringraziamento davanti all'incontenibile folla. Forte l'omelia del Primate: la morte di Padre Massimiliano non ha segnato affatto la fine di un uomo, lo ha nesso invece sul candelabro. Lo stesso Padre Kolbe ha affermato una volta che il rinnovamento morale della Polonia passa attraverso l'Immacolata, è desiderio esplicito di lei. "La canonizzazione di Padre Massimiliano - concludeva il Presule - costituisce un impulso per l'attuazione di tale desiderio". Egli vive nella continuità dell'amore che è alla base della sua vita e della sua morte, e anima le opere sorte dal genio del suo cuore.
     Su questa stessa traiettoria si muove con più ampio respiro l'intervento che segue ad opera di P. Prof. Leon Benigny Dyczewski, OFMConv, direttore della Cattedra di Sociologia della Cultura presso l'Università Cattolica di Lublin. Egli presenta il Padre Kolbe come difensore della dignità dell'uomo, colui che rivendica e riabilita il valore del principio di umanità nell'uomo che si vuole annientare proprio in quell'infernale mattatoio di Auschwitz dove l'intento primario e diretto dei carnefici è uno solo: uccidere la dignità dei prigionieri e in ogni prigioniero. In che modo Padre Massimiliano opera tale difesa, privo di qualsiasi strumento, finanche della parola? Con il suo contegno, risponde Dyszewski, mettendo in circuito l'amore che egli nutre per ogni uomo: buono-prigioniero, e cattivo-nazista. Al sacerdote Kolbe ogni persona è cara, perché redenta dal Sangue di Cristo. Sa bene egli che il dramma più grande dell'uomo sta nel perdere la coscienza della propria dignità, della propria umanità. Sta nel lasciarsi ridurre ad un essere senz'anima tanto ad opera di gente che opprime, quanto per bramosia di denaro o per cedimento morale di fronte a problemi inestricabili della vita. Dall'uomo che ha cessato di essere qualcuno perché ridotto a qualcosa, si può ottenere tutto e con rapida facilità. Con il suo esempio Massimiliano Kolbe dimostra che quando l'uomo rimane "qualcuno", lo si può uccidere nel corpo, ma non lo si ucciderà nell'anima. Alta lezione morale pagata con la vita.

     Anche gli spazi del dopocena vengono ritagliati per rievocare altri particolari del clima della canonizzazione. E' invitato a parlare per primo P. Eugenio Galignano, Presidente internazionale della Milizia dell'Immacolata. Sintetizza le risonanze sul Kolbe prima e dopo l'evento del 10 ottobre 1982. Ambito di riferimento è l'Italia. Nel clima della canonizzazione, complice soprattutto la stampa, emerge il realizzatore geniale, il galvanizzatore dei giovani, il precursore dei mezzi di comunicazione a servizio del vangelo, il sognatore di antenne avveniristiche, l'apostolo dall'idea fissa centrata sull'Immacolata, "punto focale" della sua visione di vita, aveva già evidenziato Paolo VI nell'omelia della beatificazione. Niepokalanów, Mugenzai-No-Sono, Auschwtiz sono evocati come tappe emblematiche di un eroismo crescente, quasi oscurando la dimensione ascetica nel "farsi" quotidiano dell'uomo Kolbe. Oggi, - prosegue l'intervento - dopo 25 anni dalla canonizzazione, grazie alla diffusione degli Scritti kolbiani in lingua italiana (già esaurita la seconda edizione) e mentre si diffonde anche l'edizione in lingua spagnola, possiamo affermare di avere una conoscenza più ampia di san Massimiliano. Fra tutti oggi si fa strada un linguaggio più discorsivo - non per questo meno capace di dire l'ammirazione - che pone a contatto diretto con il pensiero del Santo. E si è lieti di constatare come egli offra motivo di riflessione agli studiosi, soprattutto ai cultori della Mariologia, attraverso simposi e giornate di studio, offrendo spazi di ricerca nel panorama del pensiero teologico della Chiesa.
     Ricordi molto più personali offre la testimonianza di P. Witold Gral, già redattore del Rycerz Niepokalalanej a Santa Severa in Italia, poi Penitenziere nella Basilica di San Pietro in Vaticano, oggi archivista della sua Provincia religiosa a Gdynia. Egli serba ancora negli occhi - e lo si ascolta con emozione - il volto di Padre Massimiliano, "amabile e severo, radioso e illuminante", e il ritmo del suo passo lesto e dinamico. Ricorda il pane e la fatica, lo studio e la penitenza e la povertà. Ma soprattutto la serena gioia di vivere che regnava nel contesto di quella città-convento di Niepokalanów.


San Massimiliano Kolbe patrono di chi? Esempio per chi?

     Con questi interrogativi apre i lavori della giornata di sabato 20 ottobre, ancora fredda e piovosa, il moderatore Mons. Dr. Józef Kloch, portavoce dell'Episcopato Polacco. Per la Chiesa nel suo insieme, ma in primo luogo per i sacerdoti, risponde il Card. Claudio Hummes, OFM, brasiliano di ascendenza tedesca, Prefetto della Congregazione per il Clero. Articolato e lineare il suo intervento che, senza preamboli teorici, va subito al cuore, tratteggiando il profilo "eucaristico" e perciò "mariano" del Martire francescano che ha vissuto una vita all'insegna della donazione coerente e progressiva, sempre protesa in avanti, alla scuola di Maria. Scrive il Santo nell'agosto del 1940, un anno prima della morte: "Amala, quale madre, con tutta la tua dedizione. Ella ti renderà simile a Lei, ti renderà sempre più immacolato, ti aiuterà con tutta la sua grazia. Lasciati guidare da Lei, lasciati plasmare" (SK 1334). Il Cardinale ricorda il pensiero di Benedetto XVI, quando, in occasione della creazione di nuovi cardinali il 25 marzo 2006, richiamando l'importanza del principio mariano nella vita della Chiesa evidenziato soprattutto dal suo amato predecessore, ha affermato: "Tutto nella Chiesa, ogni istituzione e ministero, anche quello di Pietro e dei suoi successori, è compreso sotto il manto della Vergine, nello spazio pieno di grazia del suo sì alla volontà di Dio. Si tratta di un legame che in tutti noi ha naturalmente una forte risonanza affettiva, ma che ha prima di tutto una valenza oggettiva. Tra Maria e la Chiesa vi è una connaturalità". "Lode e benedizione a Dio, - conclude il Porporato - ma per noi anche responsabilità di lasciarci ispirare ed incoraggiare da questo gigante nella carità fraterna, nel martirio, nella evangelizzazione e nella spiritualità mariana. Sono quattro assi della sua personalità e del suo itinerario sacerdotale, che illuminano oggi la Chiesa e ogni sacerdote".
     E' la volta del Prof. Jan Szafraniec di Bialystok, dottore in medicina, senatore della Repubblica Polacca, membro della Commissione Cultura e Mezzi di comunicazione sociale nell'attuale Governo. In programma il tema: I media come strumento di elevazione morale nell'insegnamento di san Massimiliano. Affascinato dall'assemblea, il Senatore porge una riflessione densa e provocatoria, abilmente sul filo del rimprovero per certe forme attuali di cristianesimo esangue che non contribuisce certo a fare emergere l'anima cristiana dell'Europa che si predica unita mentre è ancora divisa. Quando la Chiesa è offesa, afferma, i cristiani tacciono. Il male peggiore contro la Chiesa non è l'ateismo dei non credenti, ma il silenzio colpevole dei cristiani. Nella medicina, nella morale, nella scienza, nei mass-media - continua così, riecheggiando il pensiero kolbiano - abbiamo bisogno di testimoni, che siano cavalieri di Cristo, come affermava Paolo VI, o cavalieri dell'Immacolata, come vuole san Massimiliano. Conclude con una sentenza che dice non sua: l'unica cosa di cui ha bisogno il Male per assoggettare il mondo è l'indifferenza dei cristiani.
     Segue una pausa, per misurare il peso di questo macigno, ma anche per disporsi bene alla tavola rotonda che segue.
     Si percepisce subito la delicatezza del momento. Il moderatore, P. Dr. Józef Kloch, introduce il tema: San Massimiliano M. Kolbe patrono di riconciliazione. Esplicito il riferimento alle due nazioni ieri nemiche e oggi in dialogo di ricostruzione: Germania e Polonia. Sul palco, un esponente dell'una e un esponente dell'altra. Si nota la sofferenza nella parola dei due: sofferenza per il male inferto, sofferenza per il male patito. Si nota anche il desiderio operoso di ricucire il tessuto sociale dei due popoli limitrofi. Con il gesto del perdono offerto e ricevuto proprio in occasione e grazie alla canonizzazione di san Massimiliano, tra Germania e Polonia si moltiplicano oggi iniziative che mirano alla riconciliazione degli animi e delle istituzioni, come hanno illustrato, per il versante polacco, il Prof. Wladislaw Bartoszewski, già Ministro per gli Affari Esteri nella Repubblica Polacca, e, per il versante tedesco, il Prof. Bernhard Vogel, già Presidente del Bundesrat, dal 2001 Presidente della Fondazione Konrad Adenauer. Tra i due c'è una lunga amicizia consolidata dal comune impegno per l'opera di pace.
     Bartoszewski, classe 1922, ex internato, storico che ama lo stile del pubblicista, esprime anzitutto gratitudine a Papa Benedetto XVI, per aver lui, Papa tedesco, visitato e aver sostato in preghiera ad Auschwitz. Il suo è stato, afferma, un ulteriore gesto di riconciliazione. Ma è d'obbligo rilevare che senza la figura di Giovanni Paolo II, sarebbe stato meno facile parlare oggi di riconciliazione. Auschwitz era un nome-simbolo, era qualcosa di "enorme" e di profondamente "personale" per Papa Woytjla. Riferisce poi quanto sull'argomento siano impegnati i francescani polacchi e tedeschi. Quindi dichiara: l'impegno per la riconciliazione mi porta soprattutto tra i giovani. I giovani, sia tedeschi che polacchi, mi sollecitano - data la mia triste esperienza personale del campo di concentramento - a parlare più a fondo del tema della riconciliazione. Sullo sfondo del dramma inflitto soprattutto ai polacchi, il tema del perdono lascia allibiti. Il perdono è davvero opera di Dio.
     L'applauso dei presenti sottolinea anche la stretta di mano che si scambiano sul palco i due relatori. Voce venata di emozione quella del Prof. Bernhard Vogel, che così esordisce: "Il 25° della canonizzazione di Padre Kolbe è occasione propizia per congratularci con la Nazione Polacca per avere un figlio come san Massimiliano. La Germania ha sostenuto la guerra, occupando la Nazione Polacca. Padre Kolbe ha proseguito nel campo il suo cammino di apostolo del Vangelo. E' lui che ha vinto la guerra. Oggi noi tedeschi siamo ammirati e lieti della figura del Kolbe. Egli ha aperto la via della riconciliazione. Un cammino ancora lungo". Poi un accostamento a Edith Stein per dire che Kolbe e Stein sono testimoni entrambi di una storia tragica, ma anche garanti di una storia che deve ancora compiersi: "Questi santi ci dicono che è possibile adoperarci oggi per superare l'asfissia di ogni nazionalismo escludente, per costruire un'Europa aperta ai valori etici e cristiani". E conclude: "Per noi Padre Kolbe è la stella della riconciliazione proprio in quanto figlio di Francesco d'Assisi". Nell'animo dei presenti riecheggia la preghiera dell'Assisiate: "Signore, fammi strumento della tua pace; dov'è odio, io porti l'amore".

 

Kolbe patrono, esempio, ispiratore?

     Nel pomeriggio, tavola rotonda con dibattito. Modera il Prof. L. Benigny Dyczewski che esordisce constatando come la realtà del "fenomeno Kolbe" si colga anche dal crescente numero di chiese, scuole, asili, opere sociali, centri culturali che vengono intitolati al Santo, sulla scia di altre due figure polacche di eccezione: Papa Woytjla e Faustina Kowalska.
Cinque gli interlocutori. Il primo a intervenire è il Presidente della "Maximilian-Kolbe-Werk" di Freiburg/Br., Dr. Friedrich Kronnenberg. Il nazismo hitleriano - ammette - era una ideologia antiumana, come antiumana è l'ideologia del comunismo ateo.    Noi dobbiamo accettare con umiltà e responsabilità la nostra storia e andare oltre, adoperandoci per una riconciliazione che possa risanare stabilmente il nostro tessuto sociale. Dobbiamo dirci la verità per poterci riconciliare. Questo è il lavoro e il compito della nostra Associazione, dove convergono Vescovi polacchi e Vescovi tedeschi, laici polacchi e laici tedeschi. Per noi cristiani, il termine riconciliazione richiama Dio che ci ha riconciliati a Sé in Cristo. Per riconciliarci con gli uomini, occorre saperci riconciliare con Dio. L'odio distrugge colui che odia. Solo quando l'odio si converte in amore - conclude - facciamo strada alla missione di san Massimiliano, facciamo strada a Dio.
     Ha l'impronta di una meditazione la riflessione del Ministro Provinciale dei Frati Minori Conventuali di Germania, P. Engelbert Otte, impedito da malattia e perciò affidata alla lettura in sala del confratello P. Leon Rawalski. I santi sono la risposta di Dio ai problemi dell'umanità. L'uomo di oggi è smarrito nel frastuono che lo circonda e non sa trovare risposta ai suoi problemi e alle sue attese. Kolbe aiuta. C'è un richiamo alla sapienza di Dio in quella sua espressione: "Solo l'amore è forza creativa". Basta riandare ad alcune tappe dell'esperienza kolbiana. Prima stazione: Auschwitz. Prima simbolo dell'abiezione più nera, della cattiveria, del male più buio; con Padre Massimiliano diviene luogo di luce, di rinascita, di umanità riscattata. Distrugge il muro di separazione tra Germania e Polonia. Seconda stazione: Niepokalanów e Mugenzai-No-Sono. "Rimanete con me e avrete la pace", parola di Gesù. Il Vangelo predicato, il Vangelo praticato nella vita. Terza stazione: "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi". Non un luogo, ma una persona: l'Immacolata. Più di ieri, oggi abbiamo bisogno di lei, la creatura umana ha bisogno di lei. In lei Dio può realizzare terra nuova e cieli nuovi.
     Cordiale ed immediata la comunicazione del Prof. Jan Berner, laurea in medicina e libero docente. Lui di Pabianice, si sente concittadino del fanciullo Raymund Kolbe. Si serve del supporto di alcune diapositive per documentare le sue affermazioni di sintonia e di vicinanza trans-temporale con la famiglia Kolbe. "Cammino sulle strade di Raymund - afferma -, frequento la sua stessa chiesa, vedetela". Massimiliano Kolbe va proposto soprattutto come patrono dei giovani, perché egli sa insegnare ai giovani come scalare la vita.
Patrono della nuova evangelizzazione lo vede invece S. E. Mons. Blazej Kruszylowicz, OFMConv, vescovo di Szczecin. Kolbe è persona ricca di valori, geniale, fedele a Cristo, tutto dell'Immacolata.
      Chiude un altro francescano, P. Jerzy Norel, classe 1963, attuale Vicario generale dei Frati Minori Conventuali. "Sono un frate non dell'epoca Kolbe - racconta - ma della generazione successiva alla canonizzazione di Padre Massimiliano". Kolbe non è una figura eterea, scolpita dal nulla. E' un uomo maturato nelle difficoltà dei giorni. Ha incontrato incomprensioni e delusioni. Uomo come noi, frutto delle attese e delle fatiche di tutto l'Ordine che lavora e anela a vivere la vita esigente della santità. Punto di forza per noi è rispondere con la vita all'interrogativo: quale modello di santità possiamo oggi realizzare sulla spinta di san Massimiliano?
     Tanti ancora gli interrogativi e vari anche gli interventi in aula, a testimonianza dei numerosi risvolti di pensiero che suscita la figura poliedrica del Martire francescano.
Chiude il giubileo - ed è già domenica, 21 ottobre, giornata inondata di sole - una solenne liturgia eucaristica, concelebrata da oltre duecento sacerdoti e vescovi, presente anche Sua Em. il Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica. In rappresentanza di Sua Em. Card. Kahrl Lehmann Presidente della Conferenza dell'Episcopato Tedesco, concelebra in qualità di delegato personale Sua Ecc. Mons. Konrad Zdsara, Ordinario di Görlitz. Presiede e offre l'omelia il Presidente della Conferenza Episcopale Polacca Sua Ecc. Mons. Józef Michalik.

EUGENIO GALIGNANO

 

 

 

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