kolbeLettera del Ministro Generale ai Frati

  
L'Immacolata e l'Ordine dei Frati Minori Conventuali

English version 

Prot. 604/04

Carissimi fratelli,

il Signore vi dia pace!

Ave, Signora, santa regina, santa Madre di Dio, Maria,

che sei vergine fatta Chiesa

ed eletta dal santissimo Padre celeste,

che ti ha consacrata insieme col santissimo suo Figlio diletto

e con la Spirito Santo Paraclito;

tu, in cui fu ed è ogni pienezza di grazia e ogni bene.

Ave, suo palazzo,

ave, suo tabernacolo,

 ave sua casa.

Ave, suo vestimento,

ave, sua ancella,

ave, sua Madre.

(San Francesco, Saluto alla Beata Vergine Maria, FF 259)

  

La definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione

1.         La proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria avvenuta l’8 dicembre 1854, centocinquanta anni fa, portò a compimento quasi 550 anni di riflessione teologica e di contemplazione e, ad essere sinceri, di non poche amare polemiche tra filosofi e teologi cristiani. Alcuni tra i più importanti santi e studiosi che contribuirono al raggiungimento di questa meta, furono membri dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali. Per questo mi pare più che naturale fermarci un momento a commemorare questo anniversario, che è parte integrante della nostra storia, tradizione e identità.

Quarant’anni dopo la proclamazione del dogma, nel 1894, esattamente 110 anni fa, nasceva san Massimiliano M. Kolbe. Nel 1917, all’età di 23 anni, assieme a sei compagni, fondò la Milizia dell’Immacolata a Roma, nel convento di via S. Teodoro, che allora era la sede del Collegio internazionale dell’Ordine. La fondazione della Milizia, come scrisse S. Massimiliano e come diremo sotto, fu come aprire la seconda pagina nella storia della verità messa in risalto con la dichiarazione del dogma. Con audace convinzione egli paragona il dogma al progetto architettonico di cui la casa è la Milizia stessa; l’affermazione teologica, quindi, è l’essenziale preludio alla successiva realizzazione storica.

Nessuno pensi che S. Massimiliano abbia inteso abbandonare la contemplazione teologica a favore dell’attività pastorale; il più ampio contesto di tutta la sua vita dimostra che non è così. Nello stesso tempo, il nostro santo confratello riconosce che ogni riflessione teologica deve avere una sua espressione pastorale per meritare il titolo di “teologica”, come d’altra parte ogni attività pastorale deve essere fondata su una solida teologia.

Perciò il nostro fermarci a ricordare questo anniversario incomincia con la solenne proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, ma non finisce là. Continua il suo percorso storico attraverso la fondazione della Milizia dell’Immacolata e ci invita a partecipare alla sua futura espressione e sviluppo. Ritornerò brevemente su questo tema, ma prima lasciate che presenti il seguente testo commemorativo per la nostra comune riflessione.

 

La devozione francescana all’Immacolata fino alla proclamazione del dogma

2.             L'amore filiale della famiglia minoritica verso la Tutta Santa è un amore congenito. Esso ha la sua origine nel devoto e filiale affetto di Frate Francesco, che rinunciando alla paternità naturale di Pietro Bernardone, sente, in un modo mai fino allora sperimentato, il valore e il significato profondo della paternità di Dio.  Rinunciando a tutto fino al totale spogliamento di sé, sente di poter dire in tutta verità e liberamente: “Padre nostro, che sei nei cieli” (2 Cel 12: FF 597).

E la rinuncia al padre, Pietro Bernardone, comporta anche la rinuncia a tutti i legami del sangue, quindi ai legami con la madre e col fratello carnale. E come nel Padre del cielo acquista la libertà dei figli, di Maria, data da Gesù sulla croce come madre a Giovanni, il discepolo prediletto, scopre la maternità verso tutti i redenti. Per Francesco, Maria anzitutto è madre perché ha reso nostro fratello il Signore della maestà; a lei quindi affida se stesso e "pone sotto le sue ali i suoi figli, che egli stava per lasciare, perché vi trovassero calore e protezione". La invoca regina e la vuole avvocata della sua fraternità, perché lungo i secoli i suoi frati potessero trovare in Lei rifugio e sicurezza nelle difficoltà e un punto di riferimento sicuro se mai dovessero allontanarsi dall'ideale evangelico (2 Cel 198: FF 786).

 

3.         Questo amore filiale del Poverello, i suoi frati di allora e di sempre hanno cercato di emularlo nella loro vita e come singoli e come Ordine, e hanno altresì cercato di diffonderlo ovunque tra il popolo e nella Chiesa con l'esempio, con la predicazione e con il loro contributo teologico. Da Sant’Antonio di Padova, che nei suoi Sermones ha delle pagine bellissime sulla Madonna, e che muore con lo sguardo fisso in alto, come se guardasse estasiato la Beata Vergine, cantando l'inno: O gloriosa Domina, a San Bonaventura, il Dottore Serafico, ad Alessandro di Hales, ambedue certamente non sostenitori del privilegio dell'immacolato concepimento, a Guglielmo Ware, che fece suo l'argomento del primo dottore dell'immacolata concezione, il benedettino Eadmero (+ 1124), che nel suo Tractatus de conceptione sanctae Mariae, ha formulato così la sua tesi per la concezione immacolata: "Non poteva forse (Dio) conferire ad un corpo umano... di restare libero da ogni puntura di spine, anche se fosse concepito in mezzo ai pungiglioni del peccato? E' chiaro che lo poteva e voleva; se l'ha voluto, l'ha fatto (potuit plane et voluit; si igitur voluit, fecit)", a Pietro Aureoli e al Dottore Sottile e Mariano il B. Giovanni Duns Scoto, che per primo elaborò definitivamente il concetto della redenzione preventiva.

 

4.         Infatti, è Scoto che per primo fa leva sul fatto che l'immacolata concezione non è un'eccezione alla redenzione di Cristo, ma un caso di perfetta e più efficace azione salvifica dell'unico mediatore. In quanto perfettissimo mediatore, ragiona il Dottore Sottile, "Cristo esercitò il grado più perfetto di mediazione relativamente a una persona per la quale era mediatore. Ora per nessuna persona esercitò un grado più eccellente che per Maria. Ma ciò non sarebbe avvenuto se non avesse meritato di preservarla dal peccato originale" (Ord. 3, d. 3, q. 1). Egli aveva già asserito "che ciò che è più eccellente è da attribuire a Maria, purché ciò non ripugni all'autorità della Chiesa e della sacra Scrittura", e più avanti affermava che in cielo "v'è la B. Vergine Madre di Dio, la quale non gli fu mai nemica in atto per ragione del peccato attuale, né per ragione dell'originale: lo sarebbe stata, tuttavia se non fosse stata preservata" (In III Sent., d. 18, q. unica). Dopo Scoto, passando per frate Francesco da Brescia, soprannominato Sansone dal nostro Papa Francescano Sisto IV, dopo una brillante esposizione della dottrina immacolista fatta alla presenza dello stesso pontefice e della domus pontificia, e altri ancora fino alla definizione dogmatica del B. Pio IX, nel 1854, i nostri teologi più rinomati si fecero araldi e difensori della sentenza scotista. E accanto a tanti luminari della teologia non mancano altre figure di spicco, che sbocciano e fioriscono nel campo fertile della santità francescana, come S. Giuseppe da Copertino, che, al solo sentire il nome di Maria Immacolata, va in estasi dolcissima e levita in alto, e con la sua parola semplice e persuasiva accende nei cuori l'amore filiale verso la Mamma celeste, o come S. Francesco Antonio Fasani, conosciuto ancora oggi tra il suo popolo pugliese come il Santo Padre Maestro. Con la loro parola, anche dotta e profonda, molti figli di San Francesco hanno divulgato tra i fedeli il culto e la devozione verso il privilegio singolare dell'immacolato concepimento di Maria.

 

5.         La strada, che portò alla proclamazione dogmatica del 1854 con la Bolla "Ineffabilis Deus", fu lunga e irta di difficoltà non indifferenti, ma l'Ordine, nella convinzione che de Maria numquam satis, mai l’abbandonò e il suo contributo fu sempre costante. Il capitolo generale di Pisa nel 1263 stabilì la celebrazione della festa dell'Immacolata Concezione di Maria in tutto l'Ordine. E questo avvenne durante il generalato di S. Bonaventura, che nonostante come teologo fosse contrario al privilegio del concepimento immacolato, come supremo moderatore dell'Ordine non si oppose alla sua celebrazione. E la festa dell'Immacolata, celebrata nell'Ordine fin dal 1263, viene adottata ufficialmente per Roma, con Messa e ufficio proprio, da un Papa Francescano Conventuale, Sisto IV, mentre con la costituzione apostolica "Cum praexcelsa", il 27 febbraio 1477, egli approva la sentenza immacolista come consona alla fede cattolica. E quando gli avversari cercarono di travisare il significato di detta costituzione, Sisto IV intervenne energicamente con la bolla Grave nimis, minacciando la scomunica e dichiarando false, erronee e contrarie alla verità le asserzioni di coloro che non accettavano la preservazione dal peccato della Beata Vergine nel suo concepimento. Fu a seguito di questo provvedimento pontificio che nel 1469 le università di Parigi, Oxford, Cambridge, Tolosa, Vienna e Bologna imposero con giuramento a tutti i loro dottori e maestri l'adesione alla sentenza immacolista. E i nostri Frati continuarono ad approfondire e a diffondere la dottrina dell'immacolato concepimento di Maria dando il loro illuminato contributo, che finalmente fece spuntare il giorno indimenticabile dell’8 dicembre 1854, che segnò l’accettazione definitiva da parte del Magistero della sentenza francescana dopo una lunga battaglia durata circa cinque secoli e mezzo e che suscitò nel popolo cristiano una gioiosa accoglienza paragonabile a quella avvenuta dopo la proclamazione della Theotokos nel Concilio di Efeso nell’anno 431.

 

 

Dopo la proclamazione del dogma: “la seconda pagina” della storia dell’Ordine

6.         Quel giorno segnava forse la fine di un cammino? Era forse arrivato il tempo di sdraiarsi compiaciuti sugli allori conseguiti? 

Dal “protoevangelo” conosciamo come Dio preconizzò la guerra tra il serpente infernale e la donna, il suo seme e il seme di Lei. Questa lotta, vinta definitivamente da Cristo, figlio di Maria, sulla croce, non pone fine alla guerra che l'inimicus hominis fa contro i figli di Adamo. Perciò abbassare le armi contro un nemico così agguerrito sarebbe un atto di folle incoscienza. Ecco come si esprime S. Massimiliano Kolbe, questo nostro confratello, nato quarant’anni dopo la definizione dogmatica: "La lotta si è conclusa vittoriosamente. Tale verità è riconosciuta ovunque ed è stata proclamata dogma di fede. Ed ora?… Questa causa è forse terminata?... Forse che per costruire una casa ci accontentiamo di tracciare il progetto senza preoccuparci di realizzarlo?… 0 piuttosto, non è vero che il progetto viene steso solo in quanto è la necessaria preparazione alla costruzione della casa stessa?… Ora, dunque, si apre la seconda pagina della nostra storia: vale a dire seminare questa verità nel cuore di tutti coloro che vivono e vivranno sino alla fine dei tempi, e curarne l’incremento e i frutti di santificazione.  Introdurre l'Immacolata nei cuori degli uomini, affinché Ella innalzi in essi il trono del Figlio suo… Noi vediamo che quattro anni dopo la proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione, la Madonna stessa a Lourdes chiede: ‘Penitenza, penitenza, penitenza!’ Ecco chi vuole proclamare la penitenza al nostro mondo corrotto: l'Immacolata. Permettiamo, quindi, che Ella, Ella stessa in noi e per mezzo del nostro Ordine proclami la penitenza per rinnovare gli animi" (Scritti di Massimiliano Kolbe, n. 486, ENMI Roma, 1997, p. 990).

 

7.         A questo P. Massimiliano aveva già pensato da tempo. Infatti, ancora chierico studente al Collegio Internazionale di via s. Teodoro, fondò, con altri sei compagni di studio, la Milizia dell'Immacolata, il 16 ottobre 1917.  "L'occasione che ne determinò la fondazione, scriverà più tardi lo stesso P. Kolbe, furono le iniziative sempre più provocatorie della massoneria e degli altri nemici della Chiesa di Cristo nel centro stesso del cristianesimo; il fondamento fu la tradizionale devozione che i PP. Francescani nutrono verso l'Immacolata Concezione: tradizionale, poiché risale fino ai primordi dell'Ordine. Inoltre lo spirito di povertà, nota caratteristica dell'Ordine, basato non tanto sui calcoli delle entrate e delle uscite, quanto piuttosto sulla fiducia nella divina Provvidenza, attraverso l'Immacolata, e sul dare ad ognuno secondo le necessità: questa la base finanziaria; infine la volontà dell'Immacolata come indicatore della direzione da seguire" (ivi, n. 1046, p. 1838). Parlando dello scopo della Milizia dell'Immacolata egli precisa che esso non è altro che "lo scopo dell'Immacolata stessa.  Ella, infatti, quale Corredentrice, desidera estendere all'umanità intera i frutti della redenzione operata dal Figlio suo... L'unico desiderio dell'Immacolata è di innalzare il livello della nostra vita spirituale fino alle vette della santità". E conclude: "La Milizia dell’Immacolata è una visione globale della vita cattolica sotto forma nuova, consistente nel legame con l'Immacolata, nostra Mediatrice universale presso Gesù" (ivi, n. 1220, p. 2129).

 

8.         Ma il contributo di S. Massimiliano non si limita soltanto al campo pastorale.  Approfondire la conoscenza del dogma e scoprire le infinite sfaccettature della bellezza profonda del mistero dell'Immacolata dev'essere il contributo dell'Ordine, adesso che il concepimento immacolato di Maria non si può più mettere in discussione. Per questo P. Massimiliano invita P. Leone Veuthey, "uomo soprannaturale", a scrivere qualcosa in questo senso. Egli stesso si sente spinto a studiare l'Immacolata nel suo rapporto con la SS.ma Trinità e in particolare con lo Spirito Santo che si è comunicato a Lei fin dall'inizio della sua esistenza. In clima di preghiera e di consapevolezza del mistero, cerca il significato recondito di questo singolare privilegio. Nel piano, o schema provvisorio, di un libro sull'Immacolata, che egli intendeva pubblicare, leggiamo: "Chi sei, o Signora?  Chi sei, o Immacolata?  Io non sono in grado di approfondire ciò che significa essere 'creatura di Dio’. Sorpassa già le mie forze il comprendere quel che vuol dire ‘essere figlio adottivo di Dio’. Ma tu, o Immacolata, chi sei?  Non sei soltanto creatura, non sei soltanto figlia adottiva, ma sei Madre di Dio, e non sei Madre soltanto adottiva, ma vera Madre di Dio. E non si tratta solo di un’ipotesi, di una probabilità, ma di una certezza, di una certezza totale, di un dogma di fede” (ivi, n. 1305, p. 2298).

E più avanti, riferendosi allo Spirito Santo, afferma che Egli è "una concezione increata, eterna, prototipo di qualsiasi concezione di vita nell'universo... una concezione santissima, infinitamente santa, immacolata"; poi prosegue dicendo che, poiché Maria “è congiunta in modo ineffabile con lo Spirito Santo, per il fatto che è Sua sposa”, ne consegue che “Immacolata Concezione è il nome di Colei nella quale Egli vive di un amore che è fecondo in tutta l'economia soprannaturale” (ivi, n. 1318, p. 2331). Di conseguenza, “lo Spirito Santo dimora in Lei, vive in Lei, e ciò dal primo istante della sua esistenza”, e questo in modo così intimo e ineffabile che P. Kolbe osa parlare di "quasi incarnazione", precisando subito: "In Gesù vi sono due nature (la divina e l'umana) e un'unica persona (quella divina), mentre qui vi sono due nature e due sono pure le persone, lo Spirito Santo e l'Immacolata; tuttavia l'unione della divinità con l'umanità supera qualsiasi comprensione" (ivi, n. 1310, p. 2303). Pagina densa di alta teologia e da approfondire ulteriormente. E riflettendo sul tema del nome scrive: “L’Immacolata Concezione non significa, come alcuni pensano, che la Vergine Santissima non abbia avuto padre sulla terra. Ella è venuta alla luce come tutti gli altri bambini di questo mondo, dal seno di una famiglia, ed ha avuto un vero padre e una vera madre. Ella è chiamata concepita; dunque non è Dio, che non ha principio, né un angelo, creato direttamente da Dio, né come i progenitori, i quali non ricevettero la loro esistenza mediante la concezione. Ella è denominata addirittura Concezione, ma non allo stesso modo di Gesù, il quale pur essendo stato concepito, esiste però dall'eternità, per il fatto che è Dio. Ma: Concezione Immacolata. In questo Ella si distingue da tutti gli altri figli di Adamo. Così dunque, il nome di Immacolata Concezione spetta di diritto a Lei e solamente a Lei” (ivi, n. 1308, p. 2301).

Ella è “il vertice dell'amore della creazione che torna a Dio, l'essere senza macchia di peccato, tutta bella, tutta di Dio” (ivi, n. 1310, p. 2303).

 

9.         Dai pochi stralci qui riportati, possiamo farci un'idea della profondità del pensiero di S. Massimiliano, pensiero maturato in clima di preghiera e di diuturna riflessione, come egli stesso ci dice. L’invocazione "Dignare me laudare te, Virgo sacrata", attribuita al B. Duns Scoto, il nostro santo la fece propria e mai cessò di chiedere all'Immacolata la grazia di conoscerla meglio per amarla e farla amare di più da tutti gli uomini, convinto com'era che nessuno come Lei ha a cuore la causa di Cristo Gesù: la salvezza delle anime mediante l'avvento del regno del Figlio nel mondo.  Perciò, chiedere a Lei di farci amare Gesù come l'ha amato Lei, e chiedere a Gesù di amare Maria con lo stesso amore filiale che ha avuto egli stesso per Lei, non è una presunzione, ci dice S. Massimiliano; è la prova di voler essere veramente suoi veri figli, imitandola in quel che gli è più caro.

 

L’impegno dell’Ordine oggi

10.       A distanza di centocinquant’anni anni dalla proclamazione dogmatica dell’Im-macolata Concezione della Beata Vergine Maria, tocca a noi oggi continuare sulle orme luminose tracciate dai nostri gloriosi confratelli nel passato. Sarebbe bello aggiungere anche il nostro contributo alla comprensione del dogma, alla sua promozione ed al suo sviluppo.

“La memoria è il futuro”: è una frase che ultimamente mi piace ripetere, in occasione di questo o quell’anniversario significativo. In altre parole, la memoria e la celebrazione di eventi passati e il modo in cui li ricordiamo, portano in sé i semi della nostra futura crescita. Ciò che noi abbiamo cura di richiamare alla memoria quando ci fermiamo a commemorare può determinare la nostra direzione futura.

Spero tanto che noi ricorderemo, in questo anniversario, la gratitudine a Dio per averci donato Maria, la Madre di Dio, come modello e collaboratrice nel piano della redenzione e per aver concesso a nostri confratelli, del passato e del presente, di portare queste verità all’attenzione di tutti gli uomini.

 

11.       Più concretamente, che cosa possiamo fare? Suggerisco quanto segue:

-         Pregare: che la verità del ruolo di Maria Immacolata nel piano di Dio per la salvezza del mondo sia più conosciuta e diffusa; che l’Immacolata sia lo strumento di Dio per risolvere i conflitti tra i credenti delle diverse religioni del mondo e che per mezzo suo si arrivi ad una reciproca comprensione e armonia.

-         Studiare: continuare la riflessione teologica su Maria Immacolata, culminata nella dichiarazione dogmatica, ma che non si è fermata né si ferma lì. La nostra accresciuta mentalità pastorale, invece di sostituire lo studio e la riflessione teologica, dovrebbe incoraggiarci tutti ad uno sforzo maggiore di consolidamento della fondazione di ogni lavoro pastorale, che poggia sulla teologia. Questo comporta, naturalmente, la selezione e l’incoraggiamento dei nostri frati più rappresentativi per questo servizio alla Chiesa, al mondo e alla nostra famiglia francescana;

-         Sviluppare: le intuizioni di san Massimiliano Maria Kolbe che lo hanno portato a fondare la Milizia dell’Immacolata come risposta alla realtà teologica del dogma. La “pagina numero due” – ovvero la Milizia – non è stata completata, e poi ci sono le pagine numero tre, quattro, ecc., che aspettano di essere scritte prima di poter essere lette. Continuiamo ad estrarre i tesori che giacciono nella Milizia, anzitutto tracciando conseguenze pastorali che siano in accordo con i segni dei tempi per il mondo d’oggi, non quello del 1854 o del 1917.

 

12.       Invito tutti i nostri frati, in unione con i fedeli vicini alle nostre comunità conventuali, a rinnovare nella solennità dell’8 dicembre di quest’anno l’atto di affidamento a Maria Immacolata. La coscienza del fatto che tutti i nostri confratelli sparsi nel mondo faranno simultaneamente questa consacrazione dovrebbe non solo aiutare a identificarci come famiglia religiosa di fratelli francescani, ma anche a farci sentire uniti all’interno di questa famiglia. Invito ancora a considerare, nel capitolo conventuale, come questo anniversario possa essere commemorato e vissuto più visibilmente nella nostra vita fraterna e nel nostro fraterno lavoro comune.

Maria Immacolata ci illumini, interceda per noi e ci conduca insieme con Lei davanti al trono del nostro Dio misericordioso, che è Uno: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Il Signore ci dia pace!

 

Roma, 8 dicembre 2004

Solennità dell’Immacolata Concezione

 

fr. Joachim A. Giermek, OFMConv.

Ministro Generale

 

 


Come segno di comunione e di unità propongo che in tutte le nostre chiese l’8 dicembre l’Atto di affidamento alla Vergine Immacolata venga compiuto con la seguente preghiera:

     O Santa Vergine Maria, o Tutta Santa, Madre di Dio e Madre nostra dolcissima, Regina dell’Ordine dei Minori, in questo giorno solenne dedicato al privilegio della tua Immacolata Concezione, noi tutti frati minori rinnoviamo il nostro atto di affidamento a te, perché tu disponga di noi e dell’intero nostro Ordine come più ti piace, per la gloria di Dio e per l’avvento del suo Regno sulla terra.

A te affidiamo le nostre comunità, le Province, i luoghi di missione. Fa’ che, fedeli alla nostra vocazione francescana, viviamo in fraternità e in povertà, annunciando al nostro mondo inquieto e violento la pace e la speranza.

O Vergine Immacolata, concedici di collaborare alla tua lotta contro il Male, che inquina i cuori, le famiglie, le relazioni tra gli uomini e tra i popoli, e lo stesso creato. Tu sei la Tutta Pura, tu sei la Donna vittoriosa, che con il tuo Figlio schiacci la testa al serpente.

Santa Maria, Madre di Dio, rimani accanto a noi e assistici con la tua presenza materna, perché noi a nostra volta – come singoli frati e come Ordine – possiamo essere di conforto e di sostegno a quanti incontriamo sul nostro cammino, finché arriviamo tutti un giorno a contemplare il tuo volto splendente e con te, con San Francesco, con San Massimiliano e con tutti i Santi adorare in eterno il Padre celeste, che da sempre ti ha eletta ad essere la Madre del suo Figlio diletto ad opera dello Spirito Santo. Amen.


 

 

 

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