MASSIMILIANO KOLBE
"La gloria nascosta"
AUSCHWITZ
1941
Oratorio in due parti per soli (soprano, tenore, baritono),
voci recitanti, coro e 12 strumenti
Testo di Luigi Francesco Ruffato |
| Prima esecuzione: Auschwitz. 13 agosto 2001 |
| Replica dell'opera: Duomo di Mestre, 13 ottobre 2001 alle ore 20,45 in occasione del XXV° di fondazione del Centro Culturale P. M. Kolbe di VE Mestre (Tel. e Fax 041/53 14717), che ne è il produttore. |
PREMESSA
MASSIMILIANO KOLBE rievoca un personaggio che ha segnato la cultura. l'ambiente civile e,
soprattutto, ecclesiastico della Polonia nella prima metà del XX secolo. Il sottotitolo
«La gloria nascosta» contraddistingue l'opera dai drammi di E. lonesco e Italo Alighiero
Chiusano, che portano, come titolo, solo il nome e cognome del martire. Il primo musicato
da D.Probst. fu eseguito, al «Meeting per l' Amicizia fra i Popoli», Rimini, 20 agosto
1988. Ci sono altre opere musicali con titoli similari, ispirate al grande evento storico,
segnato dal sacrificio spontaneo del francescano minore conventuale P. Massimiliano Kolbe
(Lager di Auschwitz, agosto 1941), per salvare dalla morte un padre di famiglia. |
| Auschwitz 2001: LX° anniversario del martirio di Massimiliano
Kolbe (14 agosto 1941 ) Un'opera musicale inedita per ricordare la grande figura in Polonia e in Italia. |
L'OPERA L'opera «Massimiliano Kolbe», scritta per onorare i sessant'anni del martirio, è composta di due parti.
La prima (quattro scene, in spazio aperto) narra l'arrivo al
Lager del convoglio di prigionieri da Varsavia ( ampia ouverture: la gente, le urla, gli
odori e il fumo dei forni crematori, le camere a gas, la strapotenza dei carcerieri e la
nullità dei deportati ), l'accoglienza denigratoria del Lagerfurher sul piazzale del
Campo di Auschwitz, L'autopresentazione del Kolbe, la sua
mansione, la condizione disumana dei prigionieri, condannati a lavori forzati, con la
minaccia quotidiana della morte, l'ironia delle SS, la grande forza d'animo del
francescano.
Nella seconda parte, il dramma è denso di mistero e di umanità.
Il grido di Ladislaw "non voglio morire", le sue invettive contro il silenzio di
Dio, le maledizioni alla Germania del compagno Lapinskj, sono contrapposizioni alla luce
che parla per bocca del Kolbe: «Stiamo concependo la vittoria di tutte le vittime della
terra.» «E' un abisso l'amore di Dio. Fatelo entrare». Kolbe, circondato da quattro
«larve umane» (superstiti), prega, rinnovando l'offerta che ha ispirato la sua
consacrazione francescana: «Vergine Maria totus tuus ego sum». |
Artefici dell'esecuzione: Orchestra e Polifonica Benedetto Marce/lo
del Centro Culturale P. M.Kolbe di VE-Mestre.
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