EDITORIALE
del MILES IMMACULATAE
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Editoriale Miles 2/2007 Al termine di
un anno giubilare «A onore della Santissima Trinità, per l'esaltazione della fede cattolica, per l'incremento della vita cristiana, con l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dopo aver lungamente riflettuto e invocato l'aiuto di molti nostri fratelli nell'Episcopato, dichiariamo e definiamo santo il beato Massimiliano Maria Kolbe, lo iscriviamo nell'Albo dei Santi e stabiliamo che in tutta la Chiesa egli sia devotamente onorato tra i Santi Martiri. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». Nel nome del Padre… Non una invocazione di chiusura, ma l'attestato solenne del sigillo supremo della Trinità Divina. L'uomo Kolbe, il religioso che respirava con un solo polmone eppur capace di dar vita a Niepokalanów, il leader di una nuova primavera francescana, il galvanizzatore dei giovani, il geniale e instancabile missionario dell’Immacolata, il martire di Auschwitz, colui che aveva attestato la forza inerme dell’amore nel regno dell’odio… è un nostro fratello, creatura come noi, che con la sua esistenza rende onore alla Santa Trinità, esalta la fede cattolica, alimenta la vita cristiana con la coerenza fino al sangue. Da quel giorno ad oggi, 25 anni compiuti. Un giubileo che ha avuto risonanze in Italia come in Giappone, negli Stati Uniti d’America come in Africa, in Brasile come in Corea, in Croazia, in India, in Messico. Anche perché, alla data anniversaria della canonizzazione del Martire univa in felice coincidenza il 90° di fondazione della sua creatura, la Milizia dell’Immacolata che esattamente dieci anni fa, il 16 ottobre 1997, dall’autorità della Sede Apostolica è stata riconosciuta Associazione di fedeli pubblica internazionale. Differenti le modalità ma identico ovunque lo spirito della rievocazione: gratitudine a Dio per il dono di un uomo che, nel breve tracciato di soli 47 anni di vita, ha lasciato una scia luminosa come testimone e interprete del carisma francescano, apostolo e cultore dell’Immacolata, servo dell’amore evangelico. Una vita segnata dal massimalismo dell’eroe, che passa però coerentemente attraverso il rigore ascetico nel quotidiano processo di formazione interiore. Venticinque anni fa ho ascoltato anch'io quelle parole pronunciate con voce robusta e calda dal Papa Giovanni Paolo II. Ho applaudito anch'io, confuso tra la folla interminabile che gremiva Piazza San Pietro in Roma, punteggiata di bandiere, fazzoletti, striscioni in lingua polacca, inglese, francese, spagnola, tedesca, portoghese, italiana e altre ancora. Ma non c'erano soltanto folle dei Paesi europei. Anche se in parti ineguali, erano rappresentati tutti e cinque i Continenti. Assai vasta fu l’eco attraverso i mass-media, carta stampata soprattutto. Numerose pure le iniziative di culto, conseguenza e obiettivo primario della canonizzazione. Quale risonanza assume in quel clima la persona del nuovo Santo? Emerge il Francescano del campo di concentramento, il Kolbe che giornalisticamente fa colpo, fa epoca. Emerge il Kolbe carismatico. I discorsi ufficiali e più solenni sono attraversati da un tono enfatico, tipico del momento di esaltazione e di gloria. L’accento massimalistico ha il suo gioco nell’evidenziare le realizzazioni più sensazionali dell’iniziativa Kolbe. «Milizia di Maria Immacolata, Niepokalanów, Mugenzai-No-Sono, Oswiecim polarizzano esclusivamente tutta la figura del Beato Padre Kolbe», rileverà qualcuno. Qualcun’altro conclude: «Il Padre Kolbe è entrato nel mito e come tale è celebrato nel mondo. Così lo si è visto in TV e nei films. Così ne parlano ONU, Parlamenti, Capi di Governo, Assemblee internazionali e nazionali, Croce Rossa internazionale, Religioni cristiane e non cristiane… Solo e sempre in un alone di sfida, di resistenza, di eroismo civico, di martirio per un’idea come strumento di esaltazione per i propri ideali e delle battaglie vinte per conseguirli». Passa in sordina il "Kolbe minore", il Fra’ Massimiliano “in itinere”, il Kolbe della vita ascetica quotidiana. Ossia il giovane Kolbe che, ancora studente, annotava in un personale Regolamento di vita le linee orientative della sua formazione spirituale, la mente già rivolta al futuro: “Preparazione, azione, conclusione” (SK 971, p. 1540). “Studia il Crocifisso”, – annoterà nel suo diario – “renditi simile a lui” (SK 966, p. 1530). Era il giovane che, per non cedere alla superficialità e all’improvvisazione richiamava se stesso: “Abbi il senso del dovere. Compilo bene” (SK 969, p. 1536). E con sapienza pedagogica tracciava il suo impegno: “Fa’ le cose comuni in modo non comune” (SK 987E, p. 1577). Una quotidianità, la sua, abitata dalla presenza di Dio: “Fa’ sempre attenzione alla voce divina” (SK 964, p. 1520). All’epoca della canonizzazione era direttore del Centro internazionale della “Milizia dell’Immacolata” in Roma il P. Jerzy Domański, già Guardiano benemerito di Niepokalanów e qui deceduto di recente. Sarà il custode della “integrità kolbiana”, soprattutto per quanto riguarda i dati storico-biografici. Era attento, minuzioso nella verifica dei particolari, quasi fosse egli fornito di un particolare osservatorio. Era sempre lui a intervenire orientando, rettificando, integrando. A chiunque si accingesse a scrivere su san Massimiliano era solito ribadire: fonti primarie e insostituibili di ogni ricerca sul Santo sono soltanto gli Atti del Processo informativo, reperibili presso la Curia generale dell’Ordine e presso il Centro Internazionale della Milizia dell’Immacolata; essi vanno però integrati con la conoscenza diretta degli Scritti. Da questo criterio nasceranno due elabobrazioni: la presentazione storica dei dati biografici del Santo nel contesto del dinamismo francescano ad opera del teologo Francesco Saverio Pancheri[1], e successivamente il lavoro di Giuseppe Simbula[2]: una sorta di preziosa biografia dell’anima la cui trama è dettata dagli scritti del Santo. Si rivelarono provvidenziali le due opere, perché, dopo il clima della esaltazione e smorzato via via il richiamo del campo di sterminio, si avvertiva la necessità di superare la fase emotiva, per prospettare un approccio più metodico alla sostanza interiore, al processo di formazione spirituale, al pensiero e alle intuizioni teologiche, a giustificazione soprattutto del suo smisurato amore verso l’Immacolata. Da qui il fervore per la diffusione e lo studio degli Scritti di san Massimiliano, in italiano prima e poi in spagnolo. Ed ora anche in polacco, lingua natale del Santo[3]. Quale risonanza oggi? Molto avanzate risultano attualmente le nostre conoscenze sul Santo di Niepokalanów. Vari congressi di studio e ricerche accademiche (tesi di laurea) ne hanno scandagliato e continuano a scandagliarne il pensiero, mettendone a fuoco tematiche e prospettive. Ci limitiamo a due accenni. Primo: notiamo come l’attenzione al carisma sia uno degli elementi più significativi della attuale attenzione verso il nostro Santo. Nel panorama ecclesiale, nuove forme di vita consacrata si innestano sulla visione teologico-spirituale di san Massimiliano e sul suo ardore apostolico, ponendo l'uno o l'altro elemento, e talora l'intera visione dottrinale e apostolica del Santo, al centro e a fondamento della propria spiritualità e identità. E’ una fioritura di istituzioni che attesta la ricchezza di potenzialità della intuizione primaria di Padre Kolbe. Sottolinea anche quanto il suo carisma superi il dato storico contingente. Secondo rilievo è il rilevante impulso alla ricerca offerto in particolar modo dal simposio internazionale del 2001: una lettura a tutta campo del “fenomeno Kolbe” nella storia del suo tempo e nell’oggi della Chiesa. I risultati di questo congresso offrono un po’ la misura della risonanza che riscuote oggi la figura di san Massimiliano. Anzitutto il ribadito unanime riconoscimento del fondamento teologico sicuro degli Scritti kolbiani. Poi l’alto profilo antropologico dell’apostolo francescano, nel quale domina, con preponderanza di intuizione e di ardore, il tema dell’Immacolata, asse centrale e chiave di volta che interpreta vita e pensiero del Santo e ne ingloba in unità l’intero discorso su Dio, sulla Theotokos e sull’uomo, discorso che regge bene il confronto con la teologia ufficiale della Chiesa. «Per il cultore della mariologia – sostiene lo studioso Ignacio Calabuig OSM, pur senza sottacere personali riserve circa espressioni di linguaggio e talune formulazioni teologiche dell’autore francescano - la frequentazione degli scritti del Kolbe diviene una lezione vitale: egli apprende da lui la serietà dell’impegno e una concezione della teologia che non è esercizio meramente accademico e tanto meno intrattenimento salottiero; una teologia che diviene struggente sollecitazione apostolica e gioiosa fatica per l’espansione del Regno, secondo la più pura accezione biblica; una teologia che è ante litteram una sorta di “teologia della liberazione” da ogni forma di oppressione, dal peccato, dall’ignoranza, dalla fame e dalla miseria, dall’ingiustizia sociale e politica. Sono meriti indiscutibili del Kolbe l’aver rilevato l’importanza della pneumatologia per la mariologia; l’aver mostrato vitalmente che cosa si debba intendere per spiritualità mariana; l’essere stato un testimone eccezionale della presenza orante e operante della Vergine, quale Madre e Mediatrice, nella vita della Chiesa e del singolo discepolo di Cristo»[4]. Questa inquadratura teologica si pone come sfondo alla identità che fa di San Massimiliano “il modello antropologico” per il terzo millennio. «Dopo l’uomo greco, educato alla saggezza e al gusto del bello - ha scritto il noto mariologo Stefano De Fiores – viene l’uomo cristiano modellato sul vangelo. Poi nel Settecento è la volta dell’uomo illuminista, credente nel progresso e nel potere della ragione che spazzerà via ogni superstizione e darà a tutti la felicità. Il quarto è l’uomo post-moderno, consumista e dal pensiero debole, l’uomo economico che vale quanto produce… Il quinto sarà l’essere relazionale e in cammino verso Dio e i fratelli… Questa corrente antropologica della relazionalità e del dono di sé si trova proletticamente espressa nella vita e morte di p. Massimiliano Kolbe e anche in qualche misura nei suoi scritti»[5]. Affermazioni lusinghiere che aprono ulteriori piste di ricerca e di approfondimento.
Eugenio
Galignano
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Al termine di un anno giubilare [1] F. S. Pancheri, OFMConv, Massimiliano Kolbe santo del secolo, Ed. Messaggero, Padova, 1982. [2] G. Simbula, OFMConv, Massimiliano M. Kolbe. Profilo umano e spirituale. Approccio cronologico agli Scritti, E.N.M.I, Roma, 1998. [3] Cf questo numero di “Miles Immaculatae”, p. [4] I. M. Calabuig, OSM, Riflessioni conclusive, in Massimiliano M. Kolbe nel suo tempo e oggi. Approccio interdisciplinare alla personalità e agli scritti, a cura di E. Galignano, Centro Internazionale Milizia dell’Immacolata, Roma, 2002, p. 684. [5] S. De Fiores, SMM, San Massimiliano Kolbe prototipo antropologico per il Terzo Millennio, in Massimiliano M. Kolbe nel suo tempo e oggi. Approccio interdisciplinare…, cit., pp. 611, 613.
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