10ar03c.gif (30468 byte) I  CO-FONDATORI DELLA M.I.       

 

Padre Pietro Giuseppe PAL

 

Padre
Quirico
PIGNALBERI

I fondatori della M.I.

Padre
Girolamo
Maria BIASI

Padre
Antonio

Maria
GLOWINSKI

Padre
Enrico

Maria
GRANATA

 

Fra Antonio Maria MANSI

 

 

 

 

     

 

Padre GLOWINSKI
Padre ANTONIO MARIA GLOWINSKI
GLOWINSKI

     Padre Antonio Maria Glowinski nacque a Galati (Romania) il 12 giugno 1892, da Callisto e Antonietta Antonovici, non benestanti, ma che si distinguevano come cristiani esemplari e virtuosi.
     Antonio fin da piccolo fu abituato, insieme a sua sorella Valeria, a sostare nella Chiesa parrocchiale tutte le mattine: qui recitavano il Rosario, ascoltavano la Messa facendo la comunione e poi proseguivano per la scuola.
     Anche sua sorella diventerà religiosa, entrando nell'Ordine delle Suore di Nostra Signora di Sion.

     Antonio, mite, equilibrato, impegnato nello studio, caritatevole con i poveri, rispettoso verso gli anziani, amante della preghiera, era chiamato nella sua città "il giovane santo".
      Nel 1911, accolto come un dono nell'Ordine dei Frati Minori Conventuali, fu inviato per il noviziato al sacro Convento di Assisi; il 16 dicembre 1915 emise la professione solenne al Collegio Serafico a Roma e il 10 agosto 1917 fu ordinato sacerdote, celebrando la prima Messa sulla tomba di S.Pietro.
     La sua intelligenza non comune gli fece poi conseguire la laurea in Teologia.
     Nel 1918 fu inviato ad Assisi con l'incarico di prefetto per gli studenti. Qui egli trovò anche da portare conforto materiale e spirituale ad alcuni suoi connazionali, prigionieri della prima guerra mondiale e per essi aveva tradotto e fatto stampare in rumeno un libretto di preghiere con le principali verità della fede.
Ma fu proprio durante queste visite che contrasse la micidiale influenza pandemica detta "spagnola", che in quell'anno mieté 21 milioni di vittime.
     Padre Antonio Glowinski morì, dopo otto giorni di malattia durante i quali non fece altro che sospirare e desiderare il Paradiso, il 18 ottobre 1918.
Padre Glowinski aveva anche predetto a P. Norsa, un suo confratello ebreo convertito che lo assisté fino alla fine, il giorno della propria morte. Richiesto da chi l'avesse saputo, rispose: "Dall'Angelo Custode".
Così moriva, "da santo", il primo Milite e cofondatore della Milizia dell'Immacolata.

OFM Conv

Ci ha lasciato:
     Pochi scritti, candidi ed umili, dove si rileva che faceva sforzi diligenti ed anche dolorosi per correggersi dei suoi difetti: il carattere eccitabile, l'amor proprio, la suscettibilità; ma anche la coraggiosa fermezza dei suoi propositi spirituali, la volontà risoluta di avanzare ogni giorno nella perfezione dei Santi ed essere tutto di Dio. Non fu quindi immune dalle passioni, ma le emendò. "O Signore, piuttosto morire che macchiarmi! Tutto posso con Dio che mi aiuta. Madre mia, fiducia mia".

Hanno scritto di lui:
- Padre Stefano Ignudi, rettore del Collegio Serafico a Roma:
"Tanto i Padri anziani come i compagni ebbero sempre a notare in lui una vita santa, distinta specialmente da umiltà, semplicità, ubbidienza, carità fraterna, diligenza ed esattezza puntuale in ogni regolare osservanza, povertà religiosa, penitenza, pazienza, mortificazione in tutto, singolare pietà, grande amore alla Chiesa e al papa, maniere urbane, dignitose e insieme modeste e dolci, purità che gli risplendeva delicatissima e nitida nello sguardo e in tutti gli atti ornati di ogni onestà".

- Padre Pietro Giuseppe Pal:
"…Padre Antonio non trovava altro piacere che attorno all'altare. Il suo pensiero era attratto dalla grandiosità di Cristo e non si poteva separare da Lui. …E riuscì con la grazia di Dio a diventare un sacerdote e un religioso veramente degno della sua vocazione"

- Padre Kolbe:
"Non dimenticherò mai la semplicità, la purezza dell'anima che trasparivano dal suo volto" (SK 1040).

   

   

 

Fra ANTONIO MARIA MANSI
FRA ANTONIO MARIA MANSI
(Fra Antonio della Speranza)
MANSI

     Fra Antonio Maria Mansi nacque a Londra il 9 marzo 1896, da un famiglia che dette numerosi frati alla Chiesa.
     Buono e pio fin da bambino, entrò nell'Ordine dei Minori Conventuali all'età di 13 anni, in Italia, dove era ritornato dal 1905. Fece il noviziato ad Assisi e gli studi teologici al Collegio Serafico di Roma, dove incontrò Fra Massimiliano Kolbe: qui emise la professione solenne il 19 marzo 1918.

     Uomo di cultura, parlava molto bene inglese e francese, oltre a conoscere latino e greco; aveva anche particolare talento per il canto e la musica, che studiava presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra. Evitato l'arruolamento nella prima guerra mondiale a causa di un grave difetto alla vista, venne però colpito anche lui dalla "spagnola", cinque giorni dopo la morte di P. Antonio Glowinski, contratta per assistere un Padre infetto.
     Gli ultimi nove giorni della sua vita furono un commovente ed edificante ricordo della sua santità: furono giorni di preghiera ininterrotta, con il Crocifisso tra le mani, e la certezza che sarebbe presto andato a trovare P. Glowinski.
     Così, con un canto a Maria, rese l'anima a Dio il 31 ottobre 1918 colui nella cui cella si tenne la prima riunione della Milizia dell'Immacolata.

OFM Conv

Ci ha lasciato:
     Il suo Diario è una miniera di pensieri e di sentimenti di altissima spiritualità, che rivelano un'anima più celeste che umana, ricolma di sentimenti che dimostrano a quale sublime perfezione, prudenza, maturità di giudizio e saggezza il Signore avesse ormai innalzato questo suo servo in così giovane età:
     "O Gesù, che farò io barchetta sconquassata in mezzo al mare tempestoso delle occupazioni mondane? Ah, padre buono, Amico fedele, ecco la prima cosa che ti chiedo: se dovrò essere sottoposto a questa prova, non permettere che io sia sopraffatto da essa, ma che voli sempre con il cuore verso di Te, o divino Amante, Sposo dell'anima mia!"

Hanno scritto di lui:
- Padre Stefano Ignudi, rettore del Collegio Serafico a Roma:
"E' morto un santo nascosto…".

- Padre Kolbe:
"Egli coltivava in modo sublime l'umiltà, l'obbedienza, la pazienza, la semplicità, la povertà religiosa, l'amore fraterno, l'impegno nella più esatta osservanza delle regole, la fede più viva, l'attaccamento più tenero alla preghiera, alla gloria di Dio, alla Chiesa, al Santo padre e all'Ordine, una speranza ferma, incrollabile".
Come già per P. Glowinski, anche su Fra Mansi - "splendida anima" - P. Kolbe cercò di raccogliere notizie per una biografia.

 

 

 

Padre BIASI
Padre GIROLAMO MARIA BIASI

     Nacque ne! 1897, al secolo Arcangelo, a Sfruz, un paesino in provincia di Trento, dove visse fino all'età di 13 anni, quando entrò nel Collegio di Camposampiero (PD), diretto dai Frati Minori Conventuali.
     Carattere aperto e allegro, suscitava simpatia in tutti, ed in P. Kolbe anche un'attenzione particolare, al Collegio Internazionale di Roma, dove divennero "spirituali amici nell'Immacolata", perché compiva le cose comuni in modo esemplare e con perfetta letizia. Inoltre, era proprio Fra
Girolamo, sofferente anche lui di tubercolosi, a prendersi cura di Fra Massimiliano durante gli attacchi di tisi. Fu ancora lui a servire la prima Messa di P. Massimiliano M, Kolbe.

     La sera del 16 ottobre 1917, data fatidica della prima riunione della M.I., Fra Girolamo Biasi fungeva da segretario, 
     La spiritualità di questo giovane fa eco a quella di S. Massimiliano: anch'egli era entrato nel mistero di Maria.
     Corroso dalla tbc, vedeva sempre più allontanarsi la possibilità del sacerdozio. Intanto aveva già conseguito la laurea in filosofìa con il massimo dei voti e medaglia d'oro presso la Pontificia Università Lateranense in Roma. Iniziato il corso di teologia presso l'Università Gregoriana sempre a Roma, sarà ben presto costretto a interromperlo a causa del progredire della malattia. Occorrerà la dispensa della Sacra Congregazione dei Religiosi per venire finalmente ordinato sacerdote nella Chiesa del Carmine a Padova, il 16 luglio 1922, ricorrenza liturgica della Madonna del Carmine. Celebra la prima Messa sull'arca di S. Antonio a Padova e viene poi destinato ad una parrocchia di Venezia. Ma la tubercolosi non gli da tregua, per cui viene trasferito da un convento ad un ospedale, fino all'ultima sua destinazione, l'ospedale di Camposampiero, dove rimarrà fino alla morte, avvenuta per soffocamento con il suo stesso sangue in seguito ad emottisi, il 20 giugno del 1929.
     Molti gli episodi edificanti della sua vita, alcuni dei quali furono presentati, dopo la sua morte, anche a P. Kolbe. La sua canta era senza frontiere e senza orano: spesso, potendolo, si alzava di notte per assistere gli ammalati. Andò anche a Lourdes con il treno dell'Unitalsi,sperando in un miracolo di guarigione e ne tornò non con la salute fisica, ma con un più bruciante amore all'Immacolata.
     Toccanti le parole del suo diano: "Voi lo vedete, o Madre cara, il mio miserabile stato. Da nove anni una malattia che non perdona mi consuma lentamente; da tanto tempo sono costretto a vivere lontano dai miei cari confratelli, privo delle dolcezze della vita comune, di peso e spesa alla Religione. Madre cara, le cure umane ormai non valgono a ridarmi la piena salute, necessaria per lavorare nella vigna celeste; ma a Voi che cosa costa il guarirmi? Non siete Voi onnipotente per grazia? Solo che lo vogliate, io sarò guanto. Con quella fede dunque dei malati del Vangelo Vi ripeto: Madre, se Voi volete, potete guarirmi. Fatemi sentire, o Madre, quelle dolci parole: Lo voglio, sii guarito".
     Al ritorno da Lourdes, annoterà ancora: "Ho avuto la grazia singolare, o Madre, di venirvi a pregare in quella terra benedetta, ma, o Madre, non ho meritato, per il mio poco fervore e la mia poca fede, di sentire la vostra presenza, non mi ha rallegrato un vostro sorriso, non ho sentito il soffio del vostro amore materno. O Madre, ve ne domando perdono... Se a Dio piace più che io peni e lentamente muoia, impetratemi di soffrire e morire d'amore. O Madre, voglio farmi santo, aiutatemi".
     Nessuno di coloro che lo conobbero potè mai dimenticare l'espressione del suo volto sempre dolce, i suoi occhi miti e buoni, come di una vittima che serenamente va incontro al suo destino, desideroso di immolarsi con Cristo. Faceva sue le parole di S. Francesco al termine della vita: "Cominciamo a servire il Signore Dio, perché finora abbiamo fatto poco, anzi nessun profitto

OFM Conv

Ci ha lasciato:
     Alcuni scritti del periodo trascorso al Collegio Serafico internazionale: "Signore, si faccia di me secondo la tua volontà... Praticherò una tenerissima devozione all'Immacolata ...L'obbedienza deve essere il fondamento della mia vita spirituale ...Riguardo alla povertà... la chiederò a M. Immacolata, ricorrendo a Lei in ogni tentazione".
     Un diario delle messe celebrate, come gli aveva consigliato il rettore del Serafico, P.Ignudi, da cui sappiamo che celebrò fino al 16 ottobre 1928: " O mio Salvatore Gesù, ...mettetemi sul Vostro altare, accanto al pane e al vino ... mi farò vittima con Voi... fate che io faccia della presente giornata una Messa non interrotta, di cui sia io stesso l'olocausto ". 

Hanno scritto di lui:
- P. Stefano Ignudi:
" E' morto un Santo! ...la Provincia [religiosa] ha acquistato presso Dio un intercessore che le moltiplicherà dal Cielo un pioggia di grazie spirituali e temporali".

- P. Giuseppe Pal:
"P. Girolamo Biasi visse come un S. Luigi Gonzaga: semplice, modesto, obbedientissimo, amante della vita interiore"


- P. Kolbe
dichiarò ad alcuni chierici di voler "essere uno strumento santo nelle mani dell'Immacolata, santo, che vuole la volontà di Dio, come P. Girolamo Biasi".


In data 2 febbraio 1999, il Vescovo di Treviso mons. Paolo Magnani, con
Editto, ha avviato la prima fase del processo informativo per la causa di Beatificazione e Canonizzazione di P. Girolamo Biasi.

LINK: Provincia Patavina di S.Antonio dei Frati Minori Conventuali

 

  

 

Padre GRANATA
Padre ENRICO MARIA GRANATA

Padre GRANATA

     Nato a Napoli nel 1888, entrò nell'Ordine soltanto dopo gli studi liceali; emise la professione religiosa il 1917 e fu ordinato sacerdote l'anno seguente. Di qui venne inviato nella provincia religiosa di Napoli e poi in quella d'Abruzzo, a Lanciano. Successivamente passò per vari conventi, di cui fu anche superiore, finché si spense nel 1964 a Tivoli all'età di 75 anni.
     P. Kolbe ricorda molti awenimenti vissuti insieme a P. Granata, di cui il più importante è l'ordinazione sacerdotale a S. Andrea della Valle a Roma, giorno trascorso intensamente nella più pura fraternità francescana nella Madre Immacolata, che sorrideva benedicente a questi suoi Figli prediletti. Poi la loro prima opera sacerdotale, nel pomeriggio di quel 28 aprile 1918, quando si recarono insieme a far visita ad un sacerdote malato.

     In occasione dell'ordinazione sacerdotale, P. Enrico ricorda che lo stesso P. Kolbe gli procurò la facoltà di benedire le medaglie. P. Kolbe fu poi ospite di P. Granata e dei confratelli della Provincia religiosa di Napoli nell'estate del 1919.
     Superstite al martirio di P. Kolbe, P. Granata il 12 marzo 1962 depose al processo apostolico di Padova per la sua causa di beatificazione e con evidente commozione mostrò appesa al collo la Medaglia Miracolosa ricevuta la sera del 16 ottobre 1917 da P. Pal insieme a P.Massimiliano.
     Fu religioso pio, laborioso, cordiale, di condotta esemplare.

OFM Conv

Hanno scritto di lui:
- Il "Commentarium Ordinis":
"Pio. solerte, ossequioso ai Superiori: rispettò e amò i confratelli e servì con spirito e sacrifìcio religioso il prossimo". 

  

 

     

 

Padre QUIRICO PIGNALBERI
Padre QUIRICO PIGNALBERI
Padre Quirico PIGNALBERI

     Nato a Serrone (FR) il 1891, emise i voti solenni 1'8 dicembre 1913 e fu ordinato sacerdote l'anno dopo. Anche lui studente di teologia presso il Collegio internazionale di Roma, fu tra i co-fondatori della M.I. prescelti da P. Kolbe. Nel marzo del 1918 parte per il servizio militare, ritornando pochi mesi dopo per una lunga licenza in famiglia. Fu quindi destinato al convento di Capranica a Sutri (Roma).

     P. Kolbe lo teneva costantemente informato sulla M.I: sia da Roma, da dove gli inviò il Regolamento perché lo prendesse in visione, sia da Cracovia. Nel 1937 troviamo P .Kolbe in Italia, in visita a P. Pignalberi, a cui affida la cura della M.I. in Italia. Laureato in filosofia e in teologia, passerà la maggior parte del suo sacerdozio come responsabile della formazione dei giovani candidati alla vita religiosa francescana.
     Spirito essenzialmente contemplativo, ha avuto il dono di una vita molto lunga, incontrando anche il S. Padre Giovanni Paolo II e, prima di lui. Sua Santità Paolo VI, partecipando quindi sia al rito della beatificazione sia a quello della canonizzazione di Padre Massimiliano M. Kolbe. Muore all'età di 94 anni in Anzio, il 18 luglio 1982. 

OFM Conv

Ci ha lasciato:
    alcuni manoscritti, come repertorio dei suoi appunti di meditazione personale, di sermoni di circostanza, istruzioni, schemi di predicazione, ricordi, lettere. Tutto materiale che ha dato corpo alla pubblicazione di alcuni volumi dal titolo: "Marialia", "Tre ore di agonia", "Sulle orme di san Francesco".

A motivo della sua fama di santità, il 29 giugno 1992 è stata introdotta la causa di beatificazione.

 

 

 

 

Padre PAL
Padre PIETRO GIUSEPPE PAL
Padre PAL

     E' nato il 6 ottobre 1889 in un piccolo paese della Romania in una famiglia di onesti e laboriosi agricoltori molto religiosi ed amanti della Chiesa. Primogenito di tre fratelli.
     Durante il corso in seminario a Roma, nel Collegio Serafico Internazionale, ebbe il privilegio di incontrare Fra Massimiliano Maria Kolbe, polacco, con cui contrasse vincoli di spirituale amicizia, diventandone il confidente ed il consigliere e quindi co-fondatore della Milizia dell'Immacolata, di cui per primo firmò lo statuto e benedisse le medaglie miracolose. Ne fu anche il primo Assistente ecclesiastico.

     Tornato in patria, conservò amichevoli rapporti con lui, imitandone le virtù e la molteplice operosità apostolica, insieme ad una perfetta devozione all'Immacolata. Nel 1923 fu nominato parroco e nel 1932 eletto Ministro provinciale della Provincia francescana "S.Giuseppe" in Romania, esercitando questi due uffici sino alla morte. Uomo molto attivo, compì molte opere: eresse una chiesa monumentale per i suoi parrocchiani; per la gioventù studentesca una scuola parificata per ginnasio-liceo; un moderno seminario per i candidati alla vita religiosa francescana.
     Fu anche persona di vasta cultura, tanto che scrisse in due volumi "L'origine cattolica della Moldavia", che, dimostrando l'origine latina dei cattolici romeni, servì a salvare da sicura deportazione i suoi compatrioti: questa opera gli meritò il titolo di "difensore del popolo moldavo".Missionario di vaste iniziative ecumeniche, aprì in Transilvania una missione di rito cattolico bizantino, promuovendo con ogni mezzo l'unione della Chiesa Ortodossa con la Chiesa Romana.
     Cadrà vittima di un'eroica carità pastorale il 21 giugno 1947, assistendo un malato di tifo esantematico. Si spegneva santamente, al canto del "Salve regina" e "Sub tuum praesidium", lo sguardo fisso sull'immagine della sua "carissima Mamma Immacolata".
     P.Pietro Giuseppe Pal è un personaggio francescano, civile ed ecclesiale di primo piano e, con diritto, può essere considerato il modello degli Assistenti della Milizia dell'Immacolata.

OFM Conv

Hanno scritto di lui:
- P. Giovanni Morariu, confratello presso la Pontificia Facoltà Teologica "San Bonaventura" in Roma.'
"Si comunicavano (P. Pal e P. Kolbe) i loro ideali, si spronavano e si infervoravano a vicenda ad amare e servire l'Immacolata; facevano piani per l'apostolato futuro: in una parola i loro cuori battevano all'unisono per il Regno di Maria. ... P. Pal non lasciò passare un istante della sua vita senza pensare alla sua missione di sacerdote di Maria".

- Un suo maestro ortodosso:
" P. Pal mi ha ricevuto con quel sorriso caratteristico che, come uno specchio, lasciava leggere il suo grande animo ".


- Un confratello:
"In P.Pal ammiravamo il modello del Superiore e del religioso umile, amante del nascondimento, schivo di cariche, prudente, equilibrato, paterno, amabile e caritatevole. "


- Un suo discepolo:
"Molti sono gli aspetti sotto i quali può essere vista l'aureola di santità di P. Pal e innumerevoli sono i volti della sua fisionomia morale e spirituale. Ma nella policromia di fascino del suo quadro mistico e della sua immagine celestiale, la verginità, la purezza, la castità era la virtù dominante...Viveva in Dio e irradiava Dio. Era nel mondo, ma non era nel mondo. "

   

 

       

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