10ar03c.gif (30468 byte) Padre Leone Veuthey
     
(1896-1974)
 

     Nasce a Dorenaz in Svizzera, il 3 marzo 1896 e al battesimo gli viene dato il nome di Clovis.
     Giovane maestro negli anni della prima Grande Guerra, si distingue per il suo insegnamento affascinante e severo.
     Una fervida apertura di mente lo porterà attraverso travagli intellettuali, che lo faranno poi approdare alla scelta di vita francescana.

     Ha ventisette anni quando, nel 1921, entra a Friburgo (Svizzera) nella famiglia francescana dei Frati Minori Conventuali.
     Sacerdote il 16 agosto 1925, consegue la laurea in filosofia presso la stessa Università di Friburgo. 

     Sarà poi docente universitario di Critica filosofica, e di Ascetica e Mistica, dedicando le sue ricerche prevalentemente all'approfondimento del processo conoscitivo nell'uomo e alla sua capacità di giungere alla contemplazione illuminante del mistero di Dio.
    
Sono i temi dominanti di alcune delle sue opere magistrali, come Métaphysique de la Pensée (1933), Critica - De valore obiectivo cognitionis disquisitio (1941), Il Mistero del reale (1960), La filosofia cristiana di san Bonaventura (1971).

     Nel 1945 fonda in Assisi la "Crociata di Carità", chiamata in seguito "Crociata di unità", che si fonderà poi con il Movimento dei Focolarini.

     Ha incontrato più volte Padre Massimiliano Kolbe, del quale ammirava l'ardore missionario, ma soprattutto le intuizioni ardite sul mistero dell'Immacolata Concezione di Maria. Alcuni studi mariologici del Veuthey sono stati stimolati proprio dai colloqui fraterni di queste due figure elette.

 

     "Fu apprezzato e ricercato maestro di spirito per la sua prudenza nel consiglio, per la sicurezza nella dottrina, per la partecipazione responsabile nelle decisioni, per la presenza e la trasparenza di Dio nella sua persona".
     Di salute cagionevole, soffrì molte prove sia fisiche che morali, trovando nella sofferenza il vaglio della purificazione. Annoterà in una lettera: "Il sacrificio è la legge della perfezione, e bisogna soffrire per amare…".
     La sua levatura di pedagogista, di filosofo, di teologo, di mistico è testimoniata da una ricca e qualificata produzione letteraria contenuta in libri ch'egli stesso ha scritto in diverse lingue, e poi in centinaia di articoli, relazioni per simposi di studio, contributi per varie enciclopedie.
     Colpito dal morbo di Parkinson che gli procurava allucinazioni e sofferenze terribili, un giorno confidava a un confratello: "Vedi, io ho ancora uno scopo per cui vivere, per quanto sia così mal ridotto…". E aggiungeva: "No, non sono mai riuscito a capire come e perché alcune persone preferiscano l'eutanasia come la soluzione migliore e definitiva per le loro sofferenze. No! L'eutanasia non risolve niente a livello umano".
     Muore a Roma, presso il Policlinico Gemelli, il 7 giugno 1974.
     Crescendo negli anni la sua fama di santità, il Vicariato di Roma, con
Editto  a firma del Card. Camillo Ruini in data 12 febbraio 1999, ha introdotta la causa di beatificazione.

     Il 25 ottobre 2002 inizia la fase diocesana del Processo di Canonizzazione, annunciata da una Lettera ufficiale del Postulatore Generale per le Cause dei Santi.

 

 

 

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