"Padre Massimiliano Kolbe ad Amelia"
La prefazione di
Mons. Vincenzo Paglia
ad un volume che rievoca la figura del martire
| "Padre
Massimiliano Kolbe ad Amelia" è il titolo del libro pubblicato dalle Edizioni Istess, a cura di Dario Antiseri e di Giuseppe Maccaglia (2002, pagine 92 - euro 10.00). Pubblichiamo la Prefazione al volume scritta da Mons.Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni-Narni-Amelia. |
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Sono particolarmente lieto di questa pubblicazione che ci fa rivivere la
piccola vicenda amerina del giovane sacerdote polacco chiamato dal vescovo
di Amelia, suo maestro, mons. Francesco Berti, a trascorrere un po' di
vacanze con lui. Leggendo queste pagine, riusciamo a cogliere anche tra
noi, tra le nostre strade, le nostre piazze, le nostre chiese e le nostre
immagini sacre, le tracce di questo martire dell'amore del Novecento. Le
numerose foto che danno corpo alle semplici e suggestive note del suo
diario ci aiutano a comprendere meglio quei sentimenti che si affacciavano
nell'animo di Massimiliano già travolto dall'amore per la Madonna o
"Mammina" come scrisse nel diario. E' esagerato pensare che
queste poche pagine possono arricchire il bagaglio di conoscenza e di
amore per questa nostra terra? Confesso che per me sono state di aiuto. Mi
piace pensare, ad esempio, alla sorpresa di Massimiliano, mentre entrava
in Amelia, nel leggere la lapide: "Civitas Beatae Mariae Virginis".
Lui lo nota nel diario. E, senza dubbio, fu un motivo in più perché
questa città gli restasse nel cuore. Come può averlo accompagnato la
visione della cittadina arroccata sul monte e il vasto orizzonte
circostante. Dal palazzo dell'episcopio che domina l'intera vallata poteva
ammirare, come lui scrive, "i meravigliosi dintorni montuosi". E
lo colpirono le visite fatte assieme al vescovo nelle diverse località,
come Foce e Macchie. Con curiosità nota la partenza dall'episcopio della
piccola comitiva con il vescovo a cavallo e gli altri sugli asini. |
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Un testimone del campo di Auschwitz racconta che Massimiliano soleva dire:
"Se devo morire, vorrei che accadesse nel giorno della festa della
Madonna". E avvenne così. Sono andato a veder le note del 14 agosto
ad Amelia. E sono rimasto colpito. Il giovane Massimiliano scrive:
"Non confidare affatto in te stesso; tutto puoi in colui che ti dà
forza (Fil 4, 13) attraverso l'Immacolata; quanto più ti senti debole,
tanto più sei forte". Era il 14 agosto 1918. Queste parole saranno
vere in pienezza il 14 agosto 1941. E, come ha detto Giovanni Paolo II:
"Padre Kolbe non subì la morte, ma donò la vita, come Gesù".
Quel 14 agosto, la forza terribile del mistero dell'iniquità fu sconfitta
dalla fortissima debolezza di Massimiliano. Anche attraverso quel piccolo
e stremato discepolo, che tanti anni prima aveva vissuto con noi ad
Amelia, il male fu sconfitto dall'amore. Massimiliano si è lasciato
condurre, per il suo ultimo viaggio, da quell'amore che lo aveva coinvolto
sino al punto da spingerlo ad offrire la sua stessa vita per l'altro. Fra
Ladislao, presente quel giorno ad Auschwitz mentre i dieci condannati a
morte si incamminavano verso il Bunker della morte, racconta: "Le
dieci vittime mi passarono davanti e vidi che Padre Kolbe barcollava sotto
il peso di uno degli altri condannati, poiché egli sosteneva quest'uomo
che non era in grado di camminare con le sue forze". E Francesco
Gajowniczek, l'uomo per cui Kolbe ha dato la sua vita, impietrito davanti
a tale amore, sottovoce, diceva: "Ho appena assistito ad un evento
straordinario: un uomo è diventato santo". |
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(L’Oss.
Rom. 16.VI.2002, p. 4) |
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