10ar03c.gif (30468 byte) I Martiri di PARIACOTO

Postulazione generale - Causa dei martiri del Perú
Venerdì 24 ottobre 2003, il Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, card. José Saraiva Martins, ha emanato il decreto che riconosce la validità dell'inchiesta diocesana sulla vita e il martirio dei due Frati Minori Conventuali Fr. Miguel Tomaszek e Fr. Zbigniew Strzalkowski, sacerdoti della Provincia di Cracovia, e di Alessandro Dordi, sacerdote della Diocesi di Bergamo, uccisi da Sendero Luminoso nel mese di agosto 1991 a Pariacoto e a Santa, in diocesi di Chimbote (Perú).

Il decreto chiude la fase diocesana della Causa dei martiri del Perú, che era dedicata alla raccolta delle testimonianze orali e i documenti scritti, ed apre la fase di studio presso la Congregazione vaticana.

Il Postulatore, Fr. Cristoforo Zambelli, OFMConv, ora sta chiedendo al Prefetto della medesima Congregazione la nomina di un Relatore, il quale - aiutato da un collaboratore esterno e dalla Postulazione - avrà il compito di preparare la "Positio super vita et martyrio necnon super fama martyrii", la quale permetterà ai vari livelli della Congregazione di esaminare la realtà del martirio subito dai Servi di Dio Miguel, Zbigniew e Alessandro.

    

I Martiri di PARIACOTO

( da "Il Missionario Francescano"  - 11/2000)

Alcune cifre eloquenti
     Il Peru ha un triste primato: quello di essere il
primo produttore mondiale di foglia di coca (circa il 60%), coltivato da circa 250 mila contadini in due zone della Nazione che presentano caratteristiche ottimali per il suolo e il clima.
     Il reddito annuo dei singoli contadini tocca appena 400 dollari; globalmente 100 milioni di dollari per l'intera comunità peruviana. Ma su questa foglia di coca si costruisce il profitto delle multinazionali estere: circa 50 miliardi di dollari nel processo di trasformazione in cocaina per l'immissione nel mercato, specialmente statunitense.

     In questo contesto acquista un particolare significato qualche altra cifra. Dal 1 gennaio al 22 agosto 1991 si parla di 1.638 morti per violenza in un paese che registra il 53% degli scomparsi nel totale del mondo, con una popolazione che, al 56%, vive in zone sottoposte a "leggi eccezionali".

     Queste riflessioni possono apparire fuori luogo ad un primo risveglio nel cuore di LIMA, la capitale: i suoni delle strade, il via vai della gente peruviana, i tetti delle case, gli interni che si intravedono, il piccolo commercio di venditori ciclotrasportati che si anima, i tanti ragazzi che si avviano alle scuole...

  ...Tutto sa di nuovo ed abitua ad entrare nel contatto culturale con il Peru misterioso, con fisionomie "indios" ricche di storia e di tradizioni secolari, ma anche di lotte e drammi personali e sociali purtroppo vivi anche oggi.

L'azione della Chiesa
     Sono riflessioni che toccano un punto nevralgico del dissesto socio-politico-economico invalso nel paese e che, negli ultimi anni, ha portato ad una lotta aperta alla Chiesa peruviana, specialmente nei luoghi dove maggiormente può essere in gioco il controllo degli enormi interessi che, nella coca, trovano maggior alimento.  Può sembrare una semplificazione eccessiva, ma ha troppi riscontri di verità.

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P.Miguel Tomaszek (23/9/60) e P.Zbigniew Strzalkowski (2/7/58) assassinati il 9 agosto 1991 dai terroristi di "Sendero luminoso"

    

     Le zone andine del Nord, dove si svolge l'attività dei nostri a PARIACOTO, sono passaggi privilegiati della coca.  Il controllo di tale zona da parte di Sendero luminoso (il gruppo terrorista predominante in quel tempo in Peru, che ha ucciso anche i "nostri") era garanzia di sicurezza per la floridezza di tale commercio, potendo contare sulla paura e l'ignoranza della gente.

     L'azione della Chiesa,  l'avviamento di una catechesi più incisiva, l'apertura (come nella nostra zona) di centri stabili di animazione cristiana e la preparazione di leaders laicali..., è stata vista come un pericolo per la "stabilità" del sistema di potere economico. Di conseguenza, ha una spiegazione l'incremento della violenza contro i missionari esteri e laici impegnati, tesa a scoraggiare, ad impaurire, ad eliminare...

     Leggo in uno dei tanti proclami di Sendero luminoso: "Con la Biblia y la Cruz pretendian ser una barrera al avance de la subversion... " (con la Bibbia e la Croce pretendevano essere una barriera all'avanzata della rivoluzione). Un proclama fin troppo chiaro di una politica tesa ad eliminare ogni ostacolo. Ed era questo l'orientamento portato dalla testimonianza francescana avviata allora.

I frati di Pariacoto P. Zbigniew STRZALKOWSKI e P. Miguel TOMASZEK erano pieni di entusiasmo verso la Missione di Pariacoto, quando vi erano giunti appena un anno prima della loro morte. Assieme al P.Jaroslaw WYSOCZANSKI, tutti della Provincia polacca di Cracovia, si erano istallati sulla montagna di Pariacoto, si erano guardati attorno ed avevano già lasciato l'impronta di un francescanesimo puro: umiltà, povertà, preghiera, affabilità, capacità di compromettersi per il bene, tenacia della vita comunitaria... 

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    Sono questi che, a distanza, emergono come valori recepiti dal ricordo lancinante della gente. Costituiscono ora l'impegno responsabile e cristiano che affiora dalla medesima, come un debito di riconoscenza, nella continuità di un messaggio ornai bagnato dal sangue.

     Il loro è stato un apostolato vissuto nella essenzialità, con una dedizione spontanea e coerente che li ha affratellati nella sodezza di quanto riuscivano a costruire giorno dopo giorno, Su e giù per la montagna, penetrando nelle baite, fino allora sicuro rifugio dei trafficanti di coca che non avevano nulla da temere e che vedevano sgretolarsi questo mondo di sicurezza con la presenza dei frati che intralciavano ora il loro commercio.
     "
P.Zbigniew pensava agli adulti e anziani curandoli in ogni modo" -ricorda Christian, che ha vissuto al margine questa esperienza di fede - "P. Michel aveva un vero carisma per i bambini. Entrambi avevano un grande amore alla natura".

     Nel chiostrino del piccolo convento continua a vivere un giardino ricco di fiori, che ben testimoniano come sapessero integrare anche questo aspetto nella vita comunitaria. Un ricordo che si assomma alla "loro disponibilità a servire, sempre pronti a ripartire anche appena rientrati da viaggi snervanti nelle cappelle della montagna".
Vivevano nel pericolo, e ben lo sapevano anche se cercavano di sminuirlo nei contatti con i due giovani, che già vivevano con loro come aspiranti. "
Gli ultimi giorni -ricorda Carlos- era più teso. Si avvertiva qualche pericolo. Zbigniew disse che nel gruppo c'era qualche 'infiltrato'".

 

Il martirio
     La sera del 9 agosto, l'ultima Messa: P. Zbigniew tenne l'omelia, insistendo molto sulla "pace, sulla fede e sulla fiducia necessaria ". La gente riempiva metà Chiesa. Seguì una riunione dei giovani. I terroristi intanto erano già in paese e i Padri lo sapevano. Poi gli eventi precipitarono. P. Zbigniew impose ai candidati di salire nella Cappella del convento e di non scendere per nessun motivo. E così furono salvi.  Intanto i terroristi bussarono al convento. I frati si presentarono coraggiosamente: "eccoci" (il terzo, P. Jaroslaw, era provvidenzialmente in Europa in quel tempo).

     Vennero trascinati all'esterno, caricati sulla camionetta della comunità e, al centro del paese, onnai deserto, ha luogo un sommario processo al quale partecipa Sr.Berta, una suora che aveva avuto la forza di inserirsi.
     Brevi battute che chiarificarono le diverse posizioni. Da una parte chi presentava chiaramente la responsabilità di svolgere la propria missione evangelica; dall'altra chi voleva imporre la visione anarchica di una legge umana. Un linguaggio che non trovava la via di una possibile intesa.

     Alla fine, la suora venne gettata fuori dell'automezzo, che prese la via della montagna. Ma intanto si avrà una prova da Sr.Berta su come si è svolto quella specie di processo prefabbricato.

     Arrivarono nella zona "San Damiano": così P. Miguel aveva chiamato il recinto appena abbozzato di un eremo previsto per incontri di giovani e laici, e che invece doveva servire da sfondo al luogo del loro martirio.

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la "condanna" scritta col sangue

Fatti scendere dall'automezzo, essi furono stesi sulla stessa strada, insieme al sindaco del paese casualmente incontrato, le mani legate e un cartone ormai famoso e bagnato di sangue con su la SCRITTA: "Asì mueren los lames del imperialismo"
(così muoiono i lacchè dell'imperialismo)

     Mai scritta appare più avulsa dalla realtà, mentre scendendo da quel luogo in una visita successiva, ci immergiamo in una folla semplice, affettuosa, povera, che piange e gioisce insieme per un cumulo di sentimenti che non si possono nascondere.

Ricordo le parole del Vescovo, dopo il primo funerale:
"lo conosco gli indios, conosco la loro fierezza, come sanno nascondere i loro sentimenti, anche nei lutti più intimi della loro famiglia... Ebbene, padre, io quel giorno ho visto un intero popolo piangere."

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    Il corteo funebre per i due martiri

     Come richiamo di amore desolato, ma anche carico di speranza, mi risuona ancora il ritornello accorato di quella gente anonima della montagna andina: "No olbidar nos" (Non ci dimenticare).  Trovavo in quella frase riassuntiva una verifica profonda e veritiera del DONO che Dio ha fatto all'Ordine, mostrandoci chiaramente nella testimonianza dei nostri fratelli che "l'Amore, oggi come sempre, crea", e riesce a farsi largo anche negli ambienti più difficili, e sa trovare il cuore della gente semplice e sa costruire là dove sembra esserci solo deserto...!"

P.Lanfranco Serrini

 

 

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